di padre Roberto Fornara
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 novembre 2024.
33ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13,24-32)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».
Come reagiamo alle parole di Gesù? Con la paura, per le catastrofi di cui parla? Con il dubbio, perché dice che “non passerà” la sua generazione prima che i fatti avvengano, mentre sono trascorsi 2000 anni? O ancora riducendo il messaggio evangelico allo scenario della “fine del mondo”? Alle paure Gesù risponde: “non preoccupatevi… pregate… vegliate”, promettendoci il suo Spirito. Il dubbio lascia il posto alla certezza: “il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”! E anche di fronte alla frenesia di conoscere tempi ed eventi futuri, Gesù è chiaro: “voi badate a voi stessi!… che nessuno vi inganni!”, dicendo del regno: “eccolo qui, o eccolo là!”.
Crediamo a maghi, oroscopi e profeti di sventura, mentre riteniamo il Medioevo “oscurantista”! Il vangelo ci invita a fissare lo sguardo su Gesù, attendendo il suo ritorno: non vuole soddisfare la nostra curiosità sugli ultimi tempi, ma annunciare Cristo che viene! Certo, viene per giudicare, e noi non ci riteniamo giusti, ma mendicanti che implorano misericordia e perdono. Sappiamo di essere nelle mani del Padre, il solo che conosce tempo e ora, e lo preghiamo come Charles de Foucauld: “Padre mio, mi abbandono a te… con infinita fiducia perché Tu sei mio Padre”. Oppure con Elisabetta della Trinità: “Attraverso tutte le notti voglio fissarti sempre e rimanere sotto la tua grande luce; o mio Astro amato, affascinami perché io non possa più uscire dalla tua irradiazione”. Non chiediamo che lo Spirito distrugga gli empi, ma che trasformi il nostro cuore: “Spirito d’amore, scendi su di me… si faccia in me come un’incarnazione del Verbo: che io sia per lui un’umanità aggiunta nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero”. E, di nuovo rivolti al Padre: “chinati verso la tua piccola povera creatura, non vedere in lei che l’Amato nel quale hai posto tutto il tuo compiacimento”, nell’attesa di “contemplare nella luce della Trinità l’abisso delle vostre grandezze”. Non per i nostri meriti, ma per la sua misericordia, perché tutto è grazia.
Preghiamo.
O Dio, che farai risplendere i giusti come stelle nel cielo,
accresci in noi la fede, ravviva la speranza
e rendici operosi nella carità,
mentre attendiamo
la gloriosa manifestazione del tuo Figlio.
Egli vivee e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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