di padre Jeannot Souama
– Comunità di Arenzano (GE) –
***
Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 23 novembre 2024.
33a settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di Santa Maria in sabato.
Dal Vangelo secondo Luca (20, 27-40)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.
Di fronte al limite creaturale dell’uomo, ci capita spesso di porci domande sull’«eternità o l’aldilà». E’ la realtà in cui noi cristiani crediamo, che professiamo con la nostra fede “nella risurrezione della carne e nella vita eterna”. Gesù, nel Vangelo, per rispondere ai sadducei, chiarisce questo mistero, principio fondamentale della speranza cristiana.
La Risurrezione è un Mistero di Dio. Non è un tipo di estensione del tempo in un altro tempo. L’errore dei sadducei è stato quello di pensare il matrimonio in un modo umano, soprattutto alla luce di un mistero a cui non credevano. La Beatitudine eterna infatti ha una portata spirituale, una dimensione alta del rapporto con Dio. Gesù dice: «Non possono più morire, sono come gli angeli, sono figli di Dio e figli della risurrezione». In altre parole, è la pienezza dell’amore e della vita. Infatti, Dio è Vita, e ogni vita viene da lui. «Dio ha creato il mondo non per aumentare la sua gloria, ma per comunicarcela, per essere tutto in tutti», ribadisce Papa Benedetto XVI. La vita eterna è vita con Dio, vita di comunione e di amicizia che egli mantiene con ognuno di noi, ora e dopo la morte.
La risurrezione non è solo il fatto di risorgere dopo la morte, ma è lo stile specifico del battezzato, cioè una vita trasformata, trasfigurata in Gesù, vissuta attraverso di lui e con lui. Essa è vittoria su ogni forma di male, di peccato, che è espressione della morte. Ogni cristiano si considera vivo quando si apre a Dio e agli altri, quando accoglie, quando semina intorno a sé bellezza, gioia, amore. Noi non crediamo in una idea di risurrezione, ma al Risorto. È lui che ci dà vita e che ci chiama a vivere eternamente. La fede nella risurrezione dei morti è credere in colui che ha detto: “Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv 11,25).
Preghiamo.
Il tuo aiuto, Signore Dio nostro,
ci renda sempre lieti nel tuo servizio,
perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene,
possiamo avere felicità piena e duratura.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona giornata a tutti.
***
Incontri, ritiri, iniziative 2024-2025

***
Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:
***
Visita i nostri siti:
***


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.