di padre Pierluigi Canobbio
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 21 dicembre 2024.
Tempo di Avvento. Novena di Natale.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria,
il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e
benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio
grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
L’amore di Dio e la generosità innescano il movimento e la vicinanza umana. Questo brano del
Vangelo secondo Luca ci parla della premura, della fretta, con cui Maria va incontro ad Elisabetta
per darle il suo sostegno fraterno. È un cammino impegnativo, in salita, “verso la regione
montuosa”, che rinuncia alla propria comodità e alle cose programmate, per un dono fisico e
spirituale insieme. Questo ci ricorda lo sforzo che ciascuno di noi fa nell’accorgersi degli altri, di
un altro che ha bisogno di sostegno e di vicinanza, che con la sua necessità ci distoglie dalla
nostra “zona confort” e ci prospetta la condivisione di una fatica. Il sì nel mettersi in movimento,
non avviene spontaneamente, ma è frutto di allenamento, è segno di una virtù: che è il bene, fatto
con immediatezza e con diletto. “Maria si alzò e andò in fretta…”, questo slancio, che segue
l’Annunciazione dell’Angelo, è opera della grazia di Dio, ma anche di una natura umana allenata
alla fatica, coltivata nel tempo: la Grazia non sostituisce la natura, la perfeziona e la eleva. La
potenza del Signore non agisce come per magia, vuole aver bisogno della nostra risposta umana
che è sempre rallentata, se non inceppata, dalla pesantezza delle creature. Ne facciamo
l’esperienza quando per obbedire a un invito, ci dobbiamo alzare da una sedia o da un divano… Il
risultato di questa premura di Maria è la gioia: di Elisabetta, del bambino che porta in grembo, di
tutta l’umanità che assiste e capisce la vittoria del bene sul male, del rispondere sì superando
l’egoismo, è la gioia della vita che sconfigge la morte.
Preghiamo
Padre onnipotente,
esaudisci con bontà le preghiere del tuo popolo,
perché coloro che si rallegrano per l’incarnazione del tuo Figlio unigenito,
possano giungere al premio della vita eterna.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona e santa giornata a tutti voi!
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