di padre Giustino Zoppi
– Comunità di Bocca di Magra (SP) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 25 dicembre 2024.
Solennità del Natale del Signore.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,1-14 e Lc 2,15-20)
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama.
Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Behtlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere».
Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro».
Natale, tempo di poesia, di sentimento, di tenerezza e tempo di pace. Sì, tempo di poesia. Come non possiamo dire che sia una grande poesia il fatto che il Signore dell’universo, l’Onnipotente, il Creatore del mondo si sia calato nella povera e piccola umanità, per di più nelle vesti di un bambino. Appartengo ad una generazione, per grazia di Dio, per quale la messa di mezzanotte era qualcosa di sacro e partecipare a questa messa aiutava fin da piccoli, aiutava a percepire proprio quel senso di poesia che avvolge un mistero così profondo e questo al di là del fatto che la realtà era cruda.
Questa donna, questa fanciulla che partorisce fuori della propria casa, dai propri parenti, nell’indifferenza della gente, in una condizione, anche atmosferica, infelice con la sola consolazione dei pastori. Così come anche oggi sappiamo la crudezza della realtà: la guerra, la disperazione, il peccato, le divisioni, i fallimenti delle famiglie, eccetera eccetera.
Eppure, nonostante questo, il mistero del Natale resta e deve restare una realtà di poesia. San Giovanni della Croce, che era un mistico profondissimo e non certamente superficiale, nei giorni di Natale diventava come un bambino: cantava, faceva poesie con la propria comunità, faceva delle rappresentazioni del mistero natalizio, perché sapeva cogliere la profondità di quanto veniva annunciato e realizzato nel Natale.
Anche noi non dobbiamo perdere questa dimensione poetica del Natale, questo sentimento che non è legato ovviamente alle cose superficiali, al panettone, la festa, il pranzo, le musiche e qualunque altra cosa. No! E’ un’altra cosa. Questo sentimento, questa poesia è legata al fatto che è arrivato il nostro Salvatore.
Natale: tempo di pace. Sì, ma una pace che ha bisogno assolutamente di Gesù per essere tale, altrimenti è una falsa pace. Guardiamo l’Europa: l’Europa che ha perso quasi completamente la sua fede cristiana, è diventata almeno praticamente atea, se non formalmente. Per tanti anni si è vantata di aver costruito un periodo di pace, 70 anni senza guerra e guardiamo com’è la mentalità di oggi: l’invito ad armarsi, a spendere di più per gli armamenti, intraprendere una guerra che potrebbe distruggere addirittura tutto il mondo! Dov è andato lo spirito di pace di cui ci vantavamo? Non c’è perché se non è agganciato alla fede la pace è un’utopia.
Ecco allora il messaggio che ci dà oggi il Natale: andiamo a trovare il Signore, andiamo ad accoglierlo perché solo accogliendolo nel suo nascondimento, nella sua povertà, nella sua apparente impotenza, allora la pace fiorirà sulle nostre strade.
Preghiamo
Signore, Dio onnipotente,
che ci avvolgi della nuova luce del tuo Verbo fatto uomo,
fa’ che risplenda nelle nostre opere
il mistero della fede che rifulge nel nostro spirito.
Per Cristo nostro Signore.
Non mi poteva capitare giorno più bello per sentirmi in comunione con tutti voi, carissimi amici, e augurandovi un Natale intimo e profondo nella luce di Cristo
Buon Natale
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