di padre Piergiorgio Ladone
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 27 dicembre 2024.
Ottava di Natale.
Festa di San Giovanni apostolo ed evangelista.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 2-8)
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
Fa specie ascoltare il Vangelo del giorno di Pasqua proprio oggi, terzo giorno del Tempo di Natale. La motivazione principale sta nel fatto che, celebrando oggi la festa di San Giovanni evangelista, questo può essere il Vangelo che maggiormente lo rappresenta. Ma siccome la Parola di Dio ha sempre il suo perché, a prescindere dai tempi e dai luoghi, possiamo a buon diritto vedere nel racconto di questo episodio pasquale un’occasione privilegiata per vivere di fatto l’esperienza vera del Natale.
Giovanni diventa l’esempio da imitare. Corre insieme a Pietro al sepolcro e arriva prima, certo perché è più giovane, ma forse anche perché mosso da un amore e un’amicizia con Gesù pari a nessuno. Quando arriva, si ferma sulla soglia e cosa vede? Un sepolcro vuoto. Per rispetto, lascia entrare prima Pietro, che semplicemente prende atto della situazione, così come, ancor prima, Maria di Màgdala aveva pensato al rapimento della salma.
E Giovanni? Giovanni no. Entra anche lui e molto semplicemente il Vangelo dice: “E vide e credette”. Ma cosa vede? Vede con gli occhi della fede che lo spingono ad andare oltre gli occhi umani, che vedono il sudario e le vesti, per vedere, potremmo dire, ciò che è invisibile. E non lo fa per qualche lampo di genio, ma molto semplicemente perché sostenuto da un rapporto preesistente di fiducia e di amore profondo con Gesù, il quale aveva detto ai discepoli, che non lo avevano compreso del tutto eccetto appunto Giovanni: “Dopo tre giorni risorgerò”.
Ecco, questo vale anche per noi: quanti sepolcri vuoti incontriamo nella nostra vita e non sappiamo dare una risposta! Ma, anche – ed è questo il pensiero che vorrei lasciarvi – di fronte al mistero del Natale, e cioè di un Dio che si fa bambino e nasce in una stalla, quale risposta veramente soddisfacente, razionale, teologica, scientifica che sia, possiamo dare? Nessuna, se non quella, appunto, che nasce spontanea dallo stupore di “toccare con mano” (vedendo con gli occhi della fede) la possibilità di un grande rapporto d’amore con Dio che devo, voglio, o meglio desidero coltivare. Non ci accontentiamo di ricordare un evento-mistero storico del passato, ma attraverso l’ascolto e la pratica della Parola di Dio apriamoci sempre più al mistero di ciò che Gesù desidera ancora operare, oggi e sempre, nella mia vita.
Preghiamo. O Dio, che per mezzo dell’apostolo Giovanni ci hai rivelato le misteriose profondità del tuo Verbo: donaci l’intelligenza penetrante della Parola di vita, che egli ha fatto risuonare nella tua Chiesa. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Preghiamo.
O Dio, che per mezzo del santo apostolo Giovanni
ci hai rivelato le misteriose profondità del tuo Verbo,
donaci intelligenza e sapienza per comprendere l’insegnamento
che egli ha fatto mirabilmente risuonare ai nostri orecchi.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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