di padre Francesco Palmieri
– Comunità di Bouar, Yolé (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 28 dicembre 2024.
Ottava di Natale.
Festa dei Santi innocenti martiri.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2, 13-18)
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».
Sentendo parlare della nascita di un nuovo re, Erode teme che questo bambino – una volta cresciuto – gli possa sottrarre il potere. La reazione del monarca è senza scrupoli: lui che era stato capace di uccidere il proprio figlio per lo stesso motivo, non esita a voler sterminare tutti i bambini neonati o non ancora svezzati di Betlemme e dintorni. In tal modo, spera di eliminare questo presunto concorrente al trono.
Giuseppe, avvisato in tempo dall’angelo, porta Maria e il Bambino in salvo, ma il massacro si consuma lo stesso.
Questo episodio del Vangelo riporta l’attenzione sul vasto e dibattuto tema del dolore innocente e sul perché Dio lo permetta. Naturalmente, dispiace vedere come il male si abbatta spietato su delle vittime innocenti, e di fronte a tale ingiustizia è facile arrivare a pensare che non ci sia più una speranza futura per l’uomo e per il mondo.
La sfida consiste nel guardare in faccia a questo dolore innocente e a questa ingiustizia, ma con gli occhi di Cristo. Egli infatti è il primo innocente che si è lasciato trucidare dal nostro peccato. E ogni dolore innocente è un rinnovamento del sacrificio di Gesù.
Dov’è Dio quando un innocente soffre? Dio è nell’innocente che soffre. E la sofferenza dell’innocente non è che per poco tempo; la croce del venerdì santo non dura che un giorno. Puntiamo lo sguardo sulla risurrezione eterna, sulla “Domenica” che è per sempre.
Occorre piuttosto pregare per la conversione di coloro che sono i carnefici del dolore innocente, perché sono loro – qualora non vivano il pentimento – ad andare incontro alla morte eterna.
Preghiamo.
O Dio, che oggi nei santi Innocenti
sei stato glorificato non a parole ma con il martirio,
concedi anche a noi di esprimere nella vita
la fede che professiamo con le labbra.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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Incontri, ritiri, iniziative 2024-2025

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