Caffè di mercoledì 8 gennaio 2025

di padre Francesco Palmieri
– Comunità di Bouar, Yolé (Rep. Centrafricana) –

***

Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 8 gennaio 2025.

Tempo di Natale.
San Pier Tommaso, carmelitano.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6, 34-44) 

In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».
E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero loro; e divise i due pesci fra tutti.
Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

Nell’Antico Testamento è difficile riscontrare qualche passaggio in cui si parli del pesce come nutrimento. Il popolo d’Israele, abituato alla coltivazione e all’allevamento, vede la pesca e la navigazione con diffidenza, perché il mare è considerato come fonte di pericolo e di morte.

Non a caso, quando nell’Antico Testamento si parla di pesce, lo si fa per parlare di un pericolo: come nel caso del profeta Giona che viene inghiottito dal pesce, e di Tobi, figlio di Tobia, che rischia di essere divorato da un grande pesce. In entrambi gli episodi, però, l’intervento di Dio muta la difficoltà in una possibilità di salvezza: dopo tre giorni, Giona viene fatto uscire dal ventre del pesce e viene inviato a predicare a Ninive, mentre Tobi, su indicazione dell’arcangelo Raffaele, uccide il pesce e con il suo fiele prepara una crema medicinale che servirà a guarire suo padre dalla cecità.

Il simbolo del pesce ricorre anche dopo la Risurrezione di Gesù, all’interno delle prime comunità cristiane. I seguaci di Gesù, immersi dell’oceano del mondo e sballottati dalle vorticose onde delle persecuzioni, trovano nel simbolo del pesce non più il ricordo di una paura, bensì la memoria di una presenza. Come testimoniato all’interno delle catacombe, il disegno del pesce rappresenta per loro – al pari della croce – Gesù stesso. Con ogni lettera del corrispettivo greco della parola “pesce” si forma infatti la frase «Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore degli uomini».

A volte l’immenso mare delle difficoltà della nostra vita pare insormontabile, e sembra che occorra attraversarlo a forza di ampie bracciate per raggiungere la serenità. E invece Gesù ci aspetta proprio al cuore della fatica: è lì per essere nostra forza, nostro sostegno e nostro nutrimento nel momento del bisogno. 

Preghiamo.
(preghiera di San Cipriano)
Ti preghiamo, Signore, affinché ogni giorno il tuo Pane

sia dato a noi, che viviamo nella grazia di Cristo, 
ed ogni giorno riceviamo l’Eucaristia quale farmaco di salute, 
affinché non ci avvenga
che sospesi per qualche misfatto dalla comunione del Pane celeste, 
siamo separati dal corpo di Cristo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata a tutti!

***

Incontri, ritiri, iniziative 2024-2025

***

Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:

***

Visita i nostri siti:

***