Caffè di giovedì 16 gennaio 2025

di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 16 gennaio 2025.

1a settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1, 40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Nell’Antico Testamento, la lebbra era considerata non solo una malattia ripugnante e contagiosa, e che quindi obbligava chi ne fosse colpito a vivere ai margini della comunità, ma anche un castigo da parte di Dio per i peccati commessi. I lebbrosi erano quindi vittime della disperazione, perché esclusi dalla famiglia, dalla comunità civile e anche da quella religiosa. Un lebbroso era un impuro, un essere umano in vita, ma di fatto come se fosse già morto. Il lebbroso era allo stesso tempo vittima e colpevole. Tale situazione obbligava i lebbrosi a gridare la loro impurità, in modo che tutti potessero evitare di incontrarli, anche solo per sbaglio, e non essere contagiati.

Nel vangelo, invece, il lebbroso compie un atto di grande coraggio e sfida con audacia le regole del tempo. Va verso Gesù e grida tutta la sua voglia di guarire, di essere purificato e di poter essere riammesso nella società civile e nella comunità religiosa. Il lebbroso supplica Gesù inginocchiandosi. Egli sa che solo Gesù può guarirlo, solo Gesù può farlo ritornare in vita e farlo ritornare a stare insieme agli altri. Gesù, incurante delle regole sociali e civili del suo tempo e mosso a compassione, stende la mano e tocca ciò che non dovrebbe essere toccato. Gesù non vede la malattia inguaribile, ma un malato che vuole essere guarito.

Gesù, però, non abbraccia il lebbroso ormai guarito, ma lo ammonisce severamente, lo caccia via, gli impone il silenzio e lo rimanda ai sacerdoti del tempio. Il lebbroso disobbedisce e racconta a tutti la sua guarigione. È come un morto risuscitato: come potrebbe non divulgare una notizia del genere? Ed è Gesù che è costretto ad abitare fuori dalla città e in luoghi deserti. Gesù diventa come il lebbroso, ne prende il posto e porta su di sé le conseguenze della sua malattia.

Gesù, che non ha conosciuto il peccato, ha però assunto la nostra natura umana, debole, fragile, irrimediabilmente ammalata. Gesù non ha peccato, ma ha portato su di sé il peccato e ne ha subito la conseguenza, cioè la morte. Ed è così che ci ha guarito e ci ha restituito alla comunione con Dio e con i fratelli.

Oggi, ognuno di noi riconosca la propria lebbra e gridi a Gesù il proprio desiderio di guarire e di essere salvati. Lui solo può farlo, lui solo vuole farlo. Sarà come ritornare alla vita, a lui e ai fratelli.

Preghiamo.
Padre, che nel tuo Figlio crocifisso
annulli ogni separazione e distanza,
aiutaci a scorgere nel volto di chi soffre
l’immagine stessa di Cristo,
per testimoniare ai fratelli la tua misericordia.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Buona giornata a tutti!

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