di padre Piergiorgio Ladone
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 27 gennaio 2025.
3a settimana del Tempo Ordinario.
Per i carmelitani: Sant’ Enrico di Ossò, sacerdote.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 3, 22-30)
In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».
Sono almeno due gli insegnamenti che ci raggiungono oggi dall’episodio narrato dal Vangelo. Il primo: il peccato più grave, che non sarà mai perdonato, è negare l’evidenza del bene operato da Gesù. In questo caso, abbiamo visto la liberazione dal demonio: essa rivela l’azione dello Spirito Santo di Dio che opera in Gesù (per questo il rifiuto viene chiamato peccato contro lo Spirito Santo), e rivela l’infinita misericordia del Padre, il suo desiderio che tutti siano salvi, cioè liberi dal male.
E’ un peccato che non può essere perdonato, proprio perché la sostanza della sua azione negativa sta nel rifiutare, nel non voler accogliere il bene che il Padre ci vuole donare, questo “dono per noi”, da cui, appunto, il termine “perdono”.
Gli scribi, di fronte al miracolo di Gesù, pur di non venir meno alle loro false sicurezze, anziché stupirsi e credere in lui, si rifugiano in un ragionamento contradditorio, assurdo. Dicono: “Costui è posseduto da Beelzebùl, capo dei demòni, e scaccia i demòni per mezzo suo”. Ma come può essere logicamente possibile? Se Satana non fa i suoi interessi, è contro di sé, il suo regno è diviso, non sta in piedi, è finito.
Infatti, è finito. Il suo regno è stato sconfitto per sempre da Gesù, ma questa vittoria va accolta proprio attraverso l’impegno a combattere costantemente il male e il maligno, perché lui resta ancora sempre libero di agire.
Da qui il secondo insegnamento di Gesù, quello di metterci in guardia di fronte alle divisioni all’interno delle nostre relazioni umane: in famiglia, nelle amicizie, in comunità, nelle associazioni… ma anche dentro noi stessi. La divisione è davvero diabolica, è il peggio che possa capitarci; non per nulla, in greco “diavolo” significa “colui che divide”.
Per questo abbiamo bisogno assoluto della centralità di Cristo nella nostra vita, per vincere la divisione. Solo in lui possiamo trovare tra di noi la comunione e l’unità, da non confondersi però con l’uniformità per cui tutti dobbiamo pensare alla stessa maniera e fare le stesse cose. Anzi, semmai è il contrario. Proprio come le membra del corpo trovano la loro ragione d’essere, sia funzionale che estetica, nelle loro diversità, purché però tutte seguano i comandi del cervello, così noi cristiani, corpo mistico di Cristo, possiamo sperimentare la vera unione soltanto mettendo le nostre diversità, le nostre ricchezze, a servizio del nostro capo supremo, colui che, come ci ha ricordato il Vangelo di oggi, è l’unico che può sempre scacciare i demòni in virtù dello Spirito Santo di Dio.
Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno,
guida le nostre azioni secondo la tua volontà,
perché nel nome del tuo diletto Figlio
portiamo frutti generosi di opere buone.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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