di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 30 gennaio 2025.
3a settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4, 21-25)
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».
La parabola della lampada richiama l’attenzione su un elemento primordiale: la luce. In molte civiltà antiche troviamo divinità solari, ma la Sacra Scrittura rimette la luce “al suo posto”: non è una divinità, ma è “opera delle Sue mani”, infatti, Dio disse: “Sia la luce!” (Genesi 1,3). Nel Nuovo Testamento leggiamo che “Dio è luce” (1Gv 1,5), ascoltiamo Cristo dire di sé: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12) e nel prologo che apre il Vangelo di Giovanni Cristo è presentato come «luce vera che illumina ogni uomo» (Gv 1,9).
A dicembre, la festa pagana del dio sole è diventata il giorno natale di Cristo che c’invita a non cercare più la luce altrove. Il Figlio di Dio è la luce. Per noi, mettere in luce le cose diventa mettere ogni cosa in Cristo.
Un’altra parabola, quella della moneta perduta (Luca 15, 8-10) ci illumina sugli effetti di Cristo nella nostra vita: qui la donna del racconto evangelico accende la lampada, perché senza di essa non riuscirebbe a localizzare la sua preziosa moneta. Siamo figli della luce; tuttavia, spesso non vogliamo vedere ciò che si nasconde nel nostro buio. In fondo, è forse questo il motivo per cui non mettiamo la lampada al posto giusto.
Ad esempio, la fede è spesso nascosta in un cassetto, perché se fosse messa in alto saremmo costretti a fare più chiarezza nella nostra vita. Ogni vero cambiamento nasce da un atto di sincerità autentica e totale. Gesù ci invita a non tacere la fede, ma a farla brillare, diventando testimoni luminosi affinché anche altri possano vedere e camminare verso Dio.
La presenza di Dio ci avvolge e riscalda. Pensiamo al volto raggiante di Mosè, dopo essere stato in dialogo con Dio sulla vetta del Monte Sinai (Esodo 34, 33-35). Anche il cristiano può irradiare la sua fede, come afferma Gesù nel “discorso della montagna”: «Voi siete la luce del mondo… Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini» (Matteo 5, 14.16).
In molte lingue, per esprimere la vita e la nascita si dice “venire alla luce”. Santa Teresa d’Avila, nel suo “Castello Interiore”, usa il simbolo del baco da seta che rinasce in farfalla per esprimere il passaggio dal naturale al soprannaturale, dalla vecchia vita alla rinascita in Cristo.
La Parola di Dio, ascoltata e meditata quotidianamente, ci aiuti a tenere alta la lampada che il Signore ci ha affidato.
Preghiamo.
O Dio, vera luce e sorgente della luce,
ascolta la nostra preghiera
e fa’ che, meditando con perseveranza la tua legge,
viviamo sempre illuminati dallo splendore della tua verità.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti!
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