di mons. Aurelio Gazzera
– carmelitano e vescovo di Bangassou (Repubblica Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 14 febbraio 2025.
Festa dei Santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa.
Dal Vangelo secondo Luca (LC 10,1-9)
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».
Questa bella pagina del vangelo ci parla di entusiasmo, entusiasmo degli apostoli e discepoli a ricordo di come il Signore li ha coinvolti nell’annuncio del Regno. Si sente tutta la freschezza della loro vita donata a Gesù e del lavoro che ha coinvolto loro, come tutte le comunità cristiane dei primi tempi fino ad oggi. Una pagina che inizia con questo mandare i discepoli a due a due, legare l’annuncio alla vita, alla carità, alla comunione. Sappiamo come non sia facile conciliare questo ma il Signore vuole che passiamo da lì, dall’amore e dalla carità reciproca perché possiamo annunciare con verità e con coerenza quello che Lui ci ha portato.
Una messe abbondante e sappiamo quanto è abbondante, a volte ci spaventiamo, a volte siamo anche un po’ scoraggiati. Il mese scorso ero di passaggio in Francia per qualche giorno. Sono rimasto colpito da due cose, la chiesa di Notre-Dame appena riaperta piena di gente e non era venuta lì per curiosare, per vedere ma per partecipare alla messa. La navata piena e la gioia sul loro volto parla ancora oggi di questa messe abbondante. Due giorni dopo ero in una piccola parrocchia di Parigi dove celebrano 7 messe al giorno e dove ci sono due sacerdoti che confessano tutti i giorni, da mattina a sera.
Ecco, la messe è enorme e da una parte più che spaventarci ci rende anche entusiasti del grande lavoro che rimane ancora da fare. Il Signore non nasconde niente, sa che non sarà facile e che ci manda come agnelli in mezzo ai lupi però ascoltando l’entusiasmo e la gioia che trapela da queste pagine, da queste parole, ci accorgiamo che i discepoli, gli apostoli che hanno scritto con la loro vita questa testimonianza, una vita che si ripete ancora oggi in tutto il mondo, dall’Europa, all’America, all’Asia ed è una vita che è vera, non dobbiamo lasciarci prendere dallo scoraggiamento ma ringraziare il Signore perché se ci manda come agnelli in mezzo ai lupi vuol dire che ha fiducia in noi e sa che gli agnelli sono più forti dei lupi perché lui è con noi. Infatti ci dice di non portare niente, portare solo lui, ed è quello che facciamo, che fanno tanti preti e tanti sacerdoti, tanti catechisti, tante catechiste, tante persone un pò in tutto il mondo e ha un fine di pace, una pace che viene donata, ma che se non è accolta ritorna su chi annuncia, perché l’annuncio è sempre portatore di pace.
Preghiamo
Signore, ti preghiamo, ti affidiamo tutta la chiesa, tutti i cristiani perché queste parole, l’invito a portare l’annuncio dappertutto, possa risuonare nel nostro cuore, possa trovare in noi uomini e donne entusiasti, pieni di pace e di gioia nel portare la tua parola. Aiutaci ad essere coerenti e portare insieme alla parola il tuo amore, la tua misericordia. Per Cristo Nostro Signore.
Buongiorno a tutti e un saluto da Bangassou.
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