Caffè di domenica 16 febbraio 2025

di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 16 febbraio 2025.

6a settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6, 17.20-26)
In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo, infatti, agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo, infatti, agivano i loro padri con i falsi profeti».

Davanti ad un testo così noto e amato come il Vangelo delle beatitudini, è quasi inevitabile correre in un duplice rischio. Da una parte, quello di pensare che si tratti soltanto di un elenco di cose da fare e di atteggiamenti da assumere. Dall’altra, quello di pensare che si tratti di una questione di ribaltamento dello status sociale, quasi una rivincita: i poveri diventeranno un giorno ricchi, mentre i ricchi prenderanno il posto dei poveri… e ben gli sta! In realtà le beatitudini – che nel Vangelo di Luca sono solo quattro e sono seguite da altrettanti ‘guai’ – non sono cose da fare o cose che succederanno. Sono invece un invito a guardare – con occhi nuovi e diversi – il nostro ora, la situazione in cui ci troviamo, il nostro oggi. Se qualcosa deve cambiare non è la situazione in cui ci troviamo, ma piuttosto noi, il nostro modo di guardarla e di attraversarla. Le beatitudini non chiedono a chi è povero di sforzarsi di diventare ricco, a chi ha fame di sperare di mangiare meglio, a chi piange di provare a sorridere, a chi è umiliato o vittima di ingiustizia di farsi valere, di battersi per essere rispettato. Le beatitudini ci chiedono di accogliere con gratitudine ciò che siamo e abbiamo con la certezza che è ciò che Gesù vuole per noi, che è ciò che è bene per noi… anche se può essere doloroso, duro da accettare, faticoso da vivere, addirittura ingiusto. Non è rassegnazione, ma sguardo di fede. Non è fatalismo, ma speranza. Non è elogio dell’ingiustizia, ma certezza in un’altra vita, dove ogni lacrima sarà asciugata e ogni sofferenza avrà in cielo la sua grande ricompensa. E chi arriva a capirlo, capisce il Vangelo. Ed è già felice, fin da ora, perché il regno è suo, anche se forse non se ne accorge.

Chi invece continua a stringere tenacemente le proprie ricchezze, non sa cos’è la fame, se la ride di tutto e di tutti, non sa cos’è il dolore o l’umiliazione e trova il suo divertimento nel vedere gli altri soffrire… in realtà sta scrivendo con le sue mani la propria condanna all’infelicità eterna. Crede di essere felice ora, ma in realtà sarà triste per sempre.

Preghiamo
O Dio, Signore del mondo,
che prometti il tuo regno ai poveri e agli oppressi
e resisti ai potenti e ai superbi,
concedi alla tua Chiesa di vivere
secondo lo spirito delle beatitudini proclamate da Gesù Cristo, tuo Figlio.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen

Buona domenica a tutti!

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