di padre Roberto Fornara
– Comunità di Arenzano –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 febbraio 2025.
6ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 8,1-13)
In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.
Ci siamo familiarizzati, nei giorni scorsi, con la figura itinerante di Gesù, mosso da compassione, che guarisce malati e indemoniati e insegna con autorità… Oggi stentiamo a riconoscerlo. C’erano già state scintille fra il suo vangelo e il ritualismo farisaico, ma il vangelo di oggi rompe tutti gli schemi. Vediamolo nei dettagli.
Vennero i farisei: non “alcuni” di loro o qualche loro inviato. Si muovono in massa e l’assenza di altri spettatori neutrali enfatizza la contrapposizione. Si misero a discutere con lui. I peccatori chiedono misericordia, i malati invocano la guarigione. I farisei, invece, iniziano a discutere, mantenendo le distanze (Marco non dice che gli si avvicinano o che intendono toccargli almeno il lembo del mantello). Chiedono un segno dal cielo, come i prodigi dell’esodo nella generazione di Mosè. Lo esigono, e la loro intenzione è di mettere alla prova, di tentare Gesù.
E Gesù? Sospira profondamente (in poche occasioni Marco si sofferma a descriverne le reazioni emotive, e lo fa con un verbo che ricorre per l’unica volta). La sua domanda è retorica: perché mai questa generazione chiede un segno? (Nuovo riferimento alla generazione di Massa e Meriba, che tentò il Signore nel deserto). La risposta, scontata, è introdotta da un’affermazione solenne: “in verità vi dico”… che non avrà alcun segno!”. Nessuna eccezione, come ad esempio “il segno di Giona” in altri contesti simili.
Infine, i gesti conclusivi sono eloquenti: li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva. Gesù non ha tempo da perdere. Ha molto tempo (tutta la vita) da donare, ma se trova cuori induriti, intenzioni ostili e presunzione orgogliosa ha le mani legate e passa – ancora una volta – all’altra riva. Non è vincolato a progetti umani, resistenze ostinate, luoghi specifici. Sua casa è l’intimità col Padre che lo manda ad annunciare e proclamare guarigione e liberazione. A patto che anche noi vogliamo essere guariti e liberati, in tutta libertà.
Nei sacramenti e nei sacramentali, come per le folle dei giorni scorsi, Gesù ci dà molti segni, piccoli, semplici, significativi, offerti come dono per sostenere la nostra fede. Non segni dal cielo, con effetti speciali, pretesi come conditio sine qua non per credere. Segni della terra, della nostra carne, come il toccare, la polvere di cui siamo impastati, l’acqua, il vino delle nozze, il pane che si fa Eucaristia… Gesù è il Verbo fatto carne. La sua potenza si manifesta anche nella debolezza di questi segni poveri. Non andiamo da lui pretendendo di vedere segni grandiosi o di toccare il cielo con un dito. Rivestiamoci, come poveri di Yhwh, di umiltà e di semplicità. E scopriremo il cielo sulla terra.
Preghiamo.
O Dio, che hai promesso di abitare
in coloro che ti amano con cuore retto e sincero,
donaci la grazia di diventare tua degna dimora.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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Incontri, ritiri, iniziative 2024-2025

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