di fra Claudio Grana
– Comunità di Bocca di Magra (SP) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 18 febbraio 2025.
6ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 8,14-21)
In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».
Il Vangelo di oggi ci parla dei discepoli che sono un po’ distratti, si dimenticano di prendere con sé il pane, il cibo per quel giorno. E poi dimenticano una cosa ancora più importante: le opere di Gesù, i segni che ha compiuto. Gesù li rimprovera, poiché essi “non ricordano” e “non comprendono”. E ritorna l’espressione forte presente anche in altre pagine del Vangelo: “avete il cuore indurito”.
Sembra quasi che Gesù li prenda in giro, dicendo: “Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite”. Ma è un rimprovero molto serio, che vale anche per noi. Gli occhi, le orecchie e tutti i doni naturali che abbiamo ci sono dati non solo per conoscere e utilizzare le cose materiali, ma soprattutto e prima di tutto per accorgerci dell’opera di Dio, per vedere nelle creature il creatore, per intuire dalle cose visibili quelle invisibili, per comprendere dagli eventi quotidiani il senso più profondo della vita.
Se non capiamo queste cose, se non ce ne interessiamo, anche noi “abbiamo occhi e non vediamo, abbiamo orecchi e non udiamo”. A cosa vale tanta intelligenza, tanta cultura, tanto successo e fortuna… se “non comprendiamo” la cosa più importante della vita?
C’è poi il discorso un po’ misterioso sul lievito, che abbiamo sentito all’inizio. Anche qui il piano materiale è in vista di un piano più profondo. C’è un lievito morale, spirituale, che può essere buono o cattivo, e fa lievitare tutta la “pasta”, cioè tutta la vita. Quello cattivo è proprio il cuore indurito di cui parla Gesù, il cuore disinteressato o incredulo di fronte alla sua parola e ai suoi segni. E il lievito buono è il cuore docile, il cuore che accoglie Gesù e si affida a lui. Ma ancora prima, il lievito buono è proprio il lievito di Gesù, che moltiplica i pani, che compie i segni… è lui il lievito che riempie la nostra vita del suo amore e della sua luce, che produce frutti inaspettati. A noi, non resta che usare gli occhi, le orecchie, il cuore, l’intelligenza, per vederlo e seguirlo. Sia questa l’attenzione e la passione della nostra vita!
Preghiamo.
O Dio, che hai promesso di abitare
in coloro che ti amano con cuore retto e sincero,
donaci la grazia di diventare tua degna dimora.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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