Caffè di martedì 11 marzo 2025

di padre Marco Garagnani
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 11 marzo 2025.

1ª settimana di Quaresima.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,7-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Penso che l’imperativo di Gesù ai suoi discepoli, sulla preghiera, sia portatore di grande consolazione per tutti noi che ascoltiamo, dona un sospiro di sollievo… e questo perché? Pensate se ci trovassimo in una situazione diametralmente opposta… (un po’ come mi capita ogni tanto, cioè di sognare, a 42 anni, che mancano ancora degli esami da dare all’università, oppure di non aver ancora sostenuto l’esame di maturità…): qualora ci venisse detto che Dio ascolta le nostre preghiere in base alla forma nella quale gliele presentiamo… entreremmo in uno stato di perenne stress o, per meglio dire, di ansia da prestazione. Invece, come al risveglio dal sogno, impera il senso di serena e soave sicurezza che gli esami non ci sono più!… Così, Gesù ci regala la vera luce sulla preghiera: essa è il luogo della spontaneità, il momento più pacificato e libero dagli affanni del mondo, perché si fonda sulla relazione assolutamente confidenziale, sicura e amorevole, tra il Padre e noi che siamo suoi figli amati.

Ma c’è un particolare ulteriore: la preghiera autentica è profonda e intuitiva. Il Padre conosce e sa già tutto di noi. In questo modo, possiamo paragonare il “Padre Nostro” a quel veicolo più affidabile, donatoci da Gesù stesso, sul quale salire, con il grido del nostro cuore e della nostra anima, come S. Teresa di Gesù Bambino definiva la preghiera, per giungere al cuore di Dio.

Se recitiamo il Padre Nostro con attenzione amorosa, riconoscendo di glorificare Dio nelle prime tre invocazioni e di chiedere tutto quello che ci serve con le quattro successive domande, siamo certi che il Padre ci guarda come figli, e cioè allo stesso modo in cui guarda con amore il suo dilettissimo Figlio Gesù.

In questa Quaresima, impegniamoci a pregare bene, non da servi, ma da figli!

Preghiamo.
Volgi il tuo sguardo, o Signore,
a questa tua famiglia,
e fa’ che, superando con la penitenza
ogni forma di egoismo,
risplenda ai tuoi occhi per il desiderio di te.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Buona giornata a tutti!

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