di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 1 aprile 2025.
4a settimana di Quaresima.
Dal Vangelo secondo Giovanni ( Gv 5,1-16)
Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina?”». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.
“Allontanarsi dalle persone negative migliora la salute.” È una proposta che forse abbiamo già sentito, ad esempio da parte di personaggi che si propongono come coach. Tuttavia, questo tipo di pensiero non fa altro che alimentare l’indifferenza ed è in contrasto con lo stile di vita di Gesù, che non evita né i luoghi di sofferenza, né le persone malate. Al contrario, Gesù si avvicina proprio a coloro che sono emarginati, come dimostra la sua visita alla piscina di Betzatà, un luogo dove giaceva un gran numero di malati.
In quel contesto di dolore, incontriamo un uomo che, da trentotto anni, soffriva senza riuscire a guarire. Quando Gesù gli rivolge la domanda diretta “ma tu, vuoi guarire?”, l’uomo anziché rispondere, con un atteggiamento vittimista, si giustifica, incolpando gli altri che arrivano sempre prima di lui alla piscina.
Un aneddoto racconta di un novizio che andò dall’abate lamentandosi della suora che aveva detto una cosa, del sacrista che non faceva ciò che doveva e del vescovo che non aveva parlato nel modo giusto. L’abate gli chiese di portare un bicchiere d’acqua pieno e di fare il giro del chiostro senza versarne nemmeno una goccia. Al ritorno, l’abate gli chiese se avesse notato ciò che la suora, il sacrista e il vescovo avevano fatto o detto. Il novizio rispose: “No, ero concentrato a non rovesciare l’acqua.” “Ecco, bravo,” disse l’abate, “concentrati su ciò che devi fare tu e vedrai che non avrai tempo di preoccuparti degli altri.”
La nostra vita spirituale è un cantiere aperto, un luogo dove c’è tanto da fare. Quante volte, forse consapevoli delle nostre omissioni, ci rifugiamo nell’attenzione a ciò che fanno gli altri, quasi per giustificare in anticipo i nostri difetti?
Noi che ascoltiamo la Parola di Dio ogni giorno: vogliamo davvero guarire? O abbiamo perso il desiderio di metterci in cammino?
Il Vangelo, inoltre, ci offre dettagli che arricchiscono la riflessione. Ci racconta che quell’uomo “prese la sua barella e cominciò a camminare.” Il fatto che non getti via il suo lettuccio, ma lo porti con sé, ci offre un messaggio importante: Gesù invita a prendere in mano la nostra storia, con le sue luci e le sue ombre, e a metterci in cammino.
Betzatà, che significa “Casa della Misericordia”, ci mostra come la nostra umanità attiri la Misericordia divina. Anche Santa Teresa d’Avila ha scoperto nella sua storia personale che Dio dà sempre se stesso oltre i nostri meriti, ecco perché canta sempre nella sua vita e nei suoi scritti “Misericordias Domini in aeternum cantabo”. È il momento di rialzarci, senza cercare giustificazioni, e di camminare nella luce della grazia, cantando “per sempre le misericordie del Signore”.
Preghiamo
Dio Fedele e Misericordioso,
questo tempo di penitenza e di preghiera
disponga i nostri cuori ad accogliere il mistero pasquale.
Per Cristo nostro Signore. Amen
E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti dalle Missioni e dai nostri Seminaristi della Yolé, in Centrafrica!
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