Caffè di giovedì 17 aprile 2025

di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 aprile 2025.

Giovedì santo – Cena del Signore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,1-15)

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Pietro fatica a comprendere e ad accogliere un amore che scende così in basso, fino ai suoi piedi sporchi, fino a prevedere e già perdonare il suo rinnegamento e il tradimento di Giuda.

Gesù compie questo gesto, semplice e umiliante al tempo stesso, con la solennità di una liturgia e la consapevolezza di chi non subisce gli avvenimenti, ma li domina, anzi li trasforma e li carica di significato. Solo dopo la croce e la risurrezione, gli apostoli comprenderanno il senso di quel gesto e anche di quelle parole che, durante quell’ultima cena, Gesù pronunciò sul pane e sul vino.

Quel gesto e quelle parole non erano che l’annuncio del suo amore fino alla fine, il sacramento, cioè il simbolo e il segno, della sua vita consegnata sull’altare della croce, l’istituzione del memoriale perenne del suo sacrificio per la nostra salvezza e che la Chiesa avrebbe custodito, celebrato e vissuto fino ad oggi.

Lavando i piedi e celebrando l’Eucaristia, la Chiesa è purificata dai suoi peccati, obbedisce al suo Maestro, entra in comunione con lui e il suo mistero di morte e risurrezione, ama fino alla fine, fino al ritorno del suo Signore.

Preghiamo.
O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena
nella quale il tuo unico Figlio,
prima di consegnarsi alla morte,
affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio,
convito nuziale del suo amore,
fa’ che dalla partecipazione a così grande mistero
attingiamo pienezza di carità e di vita.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

Buon triduo pasquale a tutti!

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