di padre Maurice Maikane
– Comunità di Varazze (SV) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 21 aprile 2025.
Ottava di Pasqua.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,8-15)
In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.
Cari fratelli e sorelle, in questo lunedì dell’Angelo, la gioia di Gesù risorto continua a risuonare e a riempirci come per Maria di Magdala e l’altra Maria. Tra la paura e la gioia, vinse la gioia. L’amore spinge Maria ad abbracciare i piedi di Gesù come per dire che nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.
La resurrezione di Gesù è il punto centrale della nostra fede cristiana. Nietzsche diceva che non è vero che Cristo è risorto, altrimenti i cristiani avrebbero un’altra faccia. Non si può dargli del tutto torto. La risurrezione non vuol dire credere che duemila anni fa il Signore è risorto, ma vuol dire avere incontrato il risorto ora, partecipare della sua vita e della sua gioia. La gioia è il segno che Cristo è risorto. E il segno che l’abbiamo incontrato è la gioia. Una gioia che trasforma la nostra vita. È proprio di Dio dare gioia ai suoi. E dove c’è Dio, c’è gioia, e dove non c’è gioia, Dio è assente, perché la gioia è il distintivo di Dio. Tutta la spiritualità cristiana e carmelitana si riassume in questo: la gioia è il segno della sua presenza. È questa gioia che deve cambiare il volto dei cristiani, per rispondere a Nietzsche.
Gesù ci invita ad abbandonare ogni nostro timore e consegnare a Lui ogni nostra paura. Oggi sembra difficile parlare di gioia, ma il Signore ci chiede proprio questo: assumere il suo stile e portarlo nel mondo. L’annuncio oggi può essere un sorriso, un pranzo, un bacio, una visita alla famiglia, una chiamata o un gesto. Sicuramente da oggi non finiranno le difficoltà, gli ostacoli, la fatica e la sofferenza, ma nulla può toglierci la gioia. La gioia annuncia e custodisce la speranza.
Preghiamo.
O Padre, che fai crescere la tua Chiesa
donandole sempre nuovi figli,
concedi ai tuoi fedeli di custodire nella vita
il sacramento che hanno ricevuto nella fede.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona e felice giornata a tutti.
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