Caffè di sabato 26 aprile 2025

di padre Giustino Zoppi
– Comunità di Bocca di Magra (SP) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 26 aprile 2025.

Ottava di Pasqua.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16, 9-15)

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

“Ma essi non vollero credere”. O beata incredulità degli apostoli e dei discepoli, degli amici di Gesù! Come sarà beata anche l’incredulità dell’apostolo Tommaso che sentiremo prossimamente… Quanto bene ci ha fatto questa incredulità!

E quanto poco danno ci ha fatto il rimprovero di Gesù… un rimprovero amorevole, molto diverso dal rimprovero che faceva ai suoi avversari quando erano increduli. Perché? Perché era molto diversa l’incredulità degli scribi e farisei: era un’incredulità preconcetta. Non volevano credere che lui fosse il Messia. E i segni che lui faceva, che pure dovevano ammettere a denti stretti – guarigioni, liberazioni e altri prodigi – non li convincevano, anzi essi si attaccavano ad ogni appiglio per negare che lui era il Cristo.

Quanto è invece diversa l’incredulità degli amici di Gesù: era un’incredulità piena di amore, piena di desiderio: non aspettavano altro che Gesù fosse di nuovo presente fra di loro com’era prima. Mancava loro tanto. E quindi lo desideravano ardentemente, ma le novità che avevano sentito contrastavano enormemente con la loro cruda esperienza di quei giorni. Aver visto Gesù perseguitato, flagellato, crocifisso, morire, entrare in un sepolcro… e il silenzio di quei due giorni. Come potevano pensare che Gesù era ancora vivo, se non fossero stati proprio costretti ad ammetterlo dalla realtà?

D’altra parte, questa loro resistenza ci ha difesi dalle accuse che effettivamente sono state fatte alla prima comunità di essersi inventati la risurrezione di Gesù: erano così nostalgici del maestro, e mancava loro così tanto che si sarebbero inventati la risurrezione di Gesù. Ma in realtà i vangeli ci narrano tutt’altra cosa: che invece gli apostoli e i discepoli hanno resistito a questa novità. Perché? Perché era una cosa veramente nuova, straordinaria, incredibile, una presenza che non ritornava semplicemente come era prima, ma era una vitalità che andava oltre, che era più grande di quella di prima, più potente, non più soggetta ai limiti della natura.

Ma, soprattutto, questi episodi ci devono far riflettere sulla nostra vita, sulla nostra esperienza di Gesù risorto. Che esperienza è? E’ semplicemente un’abitudine, una cosa che abbiamo sentito dire da bambini, oppure il Signore ci ha fatto la grazia di farci sentire che è veramente vivo nella nostra vita? E allora vogliamo chiedere ai due discepoli di Emmaus la grazia di avere un incontro simile a quello che hanno avuto loro, con un Gesù vivente, che man mano che ci parla delle sue cose fa nascere nel nostro cuore un amore sempre più grande, sempre più ardente, sempre più vivo, sempre più desideroso di seguirlo, di metterci al suo servizio.

Sì, chiediamo a questi due discepoli di avere questo tipo di esperienza, perché la nostra testimonianza cristiana possa davvero testimoniare e coinvolgere. E così pure le nostre comunità di uomini e donne: che abbiano questa esperienza di Gesù vivo e possano diventare veramente testimoni, in maniera simile a quella degli apostoli, e così conquistare tante anime alla sequela del nostro Signore Gesù Cristo.

Preghiamo.
O Padre, che nella tua immensa bontà
estendi a tutti i popoli il dono della fede,
guarda i tuoi figli di elezione,
perché coloro che sono rinati nel Battesimo
siano rivestiti dell’immortalità beata.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.

Un saluto a tutti, nella vigilia della domenica “in albis” che è anche la festa della divina misericordia,
alla quale affidiamo le nostre vite sempre bisognose di luce e di perdono.
Buona giornata a tutti!

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