di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, amici, con il caffè carmelitano di oggi, 1 maggio 2025.
2ª settimana di Pasqua.
Memoria di san Giuseppe lavoratore.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 31-36)
Chi viene dall’alto, è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.
Ci sarà capitato, mentre salivamo su una montagna, di incrociare chi stava già scendendo. È un’occasione per chiedere informazioni sulla cima: “Com’è la visibilità lassù?” oppure “Il sentiero è in buone condizioni?”. Le parole di chi è già stato dove noi non siamo ancora arrivati sono indicazioni preziose durante la salita, anche se, naturalmente, non vediamo l’ora di arrivare personalmente e constatare con i nostri occhi.
Gesù è come quell’uomo che, mentre saliamo, viene incontro ai nostri passi. Lui il Cielo lo conosce bene, e ogni volta che ce ne parla ci offre indizi e svela verità che per noi sulla terra sono ancora sconosciute. Non dimentichiamo come, sul Monte Tabor, Gesù, per un attimo, sollevò il velo della realtà terrena e permise ad alcuni dei suoi discepoli di vedere lo splendore della sua Trasfigurazione. Pietro, sopraffatto dall’entusiasmo, esclamò: “Restiamo qui”, come se non volesse mai più scendere nella “pianura” di una quotidianità “piatta”. È vero: dall’alto si vede meglio. E lo stesso Cristo, elevato sulla Croce, vide ciò che dal basso non si poteva scorgere e la sua Redenzione fu visibile da tutti.
Nella storia, antica e recente, l’uomo, invece, con presunzione, ha tentato di costruire le sue torri di Babele, sfidando il Cielo stesso. Il Cielo non si sfida, lo si accoglie come un dono da desiderare. La nostra santa madre Teresa d’Avila scrisse del suo “desiderio del Cielo” non perché vivesse con la testa tra le nuvole, tutt’altro! Anzi, la sua esistenza era profondamente radicata nella preghiera e nelle opere, sempre orientata verso l’unione con Dio, un ideale ben compreso dalle monache di clausura. Ecco la vita eterna di cui parla anche il Vangelo appena ascoltato.
Per quanto cielo e terra siano lontani l’uno dall’altro, già la scala che Giacobbe vide in sogno (Genesi 28, 12-13) rivelava l’esistenza di un collegamento tra questi due mondi e, finalmente, il Vangelo ci rivela il ponte definitivo tra cielo e terra: Gesù Cristo nostra via, verità e vita.
San Giuseppe lavoratore, uomo che ha creduto alla Parola di Dio, ci protegga nel nostro cammino dalla terra al cielo sui passi del Signore.
Preghiamo.
O Padre, che hai chiamato l’uomo a cooperare con il lavoro
al disegno della tua creazione,
fa’ che per l’esempio e l’intercessione di san Giuseppe
siamo fedeli ai compiti che ci affidi,
e riceviamo la ricompensa che ci prometti.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti.
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