Caffè di giovedì 8 maggio 2025

di padre Vojtech Kohut
– Comunità di Genova –

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Buongiorno, cari amici di Dio, con il caffè carmelitano di oggi, 8 maggio 2025.

3ª settimana del Tempo di Pasqua.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,44-51)

In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Immaginate un uomo di costituzione fragile, sfinito dagli sbalzi di temperatura, dai digiuni e dalle pene corporali, giace in una prigione così stretta, che non riesce neppure a sdraiarsi nonostante la piccolezza della statura, con poca luce che gli viene solo in certe ore da una finestrella in alto… Ma, tutto questo non lo fa soffrire tanto quanto il fatto di non poter celebrare ormai da mesi la santa messa. Infatti, si tratta di un religioso-sacerdote e la prigione è quella del convento di Toledo dell’anno 1578.

All’improvviso, viene illuminato da una luce interiore e nel suo cuore nasce una poesia: “Conosco bene la fonte che sgorga e scorre, benché sia di notte…” E seguono, l’una dopo l’altra, le strofe riguardanti quella misteriosa e nascosta fonte, dapprima apparentemente lontana, dalla quale nascono due correnti, che in seguito, nell’acqua che raggiunge lo stesso poeta, diventa la fonte vicina che si fa riconoscere nel “vivo pane per darci vita”. Tutto questo “benché sia di notte”, cioè sebbene si svolga nella notte della fede ed appartenga ad essa…

Così è nata la poesia La fonte di San Giovanni della Croce e siccome non saprei commentarvi meglio la pagina del vangelo di oggi se non proprio con questi versi, la affido alla vostra meditazione: infatti, secondo questa poesia, è l’amore stesso di Dio Padre, che si fa vicino a ogni credente nel dono del Figlio, nel dono dell’eucaristia, grazie all’azione dello Spirito, cioè di quelle due “correnti” che sgorgano dalla “fonte eterna”.

È il Padre che ci attira al Figlio e ci istruisce per mezzo di Lui e nello Spirito; grazie al Padre il Figlio diventa il pane della vita che ci nutre e ci dona la vita eterna. Viviamo tutto questo come nel buio, ma questa notte è la notte della fede che ci illumina e ci apre a questo dono. Ti ringraziamo, Padre, ti ringraziamo, Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, ti ringraziamo, Spirito Santo. Ti ringraziamo, Dio trino e uno, per il dono di questo brano del vangelo e per il dono di San Giovanni della Croce che l’ha rivissuto sulla propria pelle e ce l’ha tradotto nel linguaggio poetico: “Conosco bene la fonte che sgorga e scorre, benché sia di notte…”.

Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno,
che in questi giorni pasquali ci hai rivelato in modo singolare
la grandezza del tuo amore,
fa’ che accogliamo pienamente il tuo dono,
perché, liberati dalle tenebre dell’errore,
aderiamo sempre più agli insegnamenti della tua verità.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Benedetta giornata a tutti voi, amici nel Signore!

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