di padre Francesco Palmieri
– Comunità di Bouar, Yolé (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 9 maggio 2025.
3ª settimana del Tempo di Pasqua.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,52-59)
In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.
Nella lingua del Centrafrica, il sango, “pane” si dice “mapa”. Sembra che questa parola derivi dall’espressione francese “ma part”, la quale indica “la mia parte, la mia razione di cibo”. È così che attraverso strani giochi storico-linguistici l’ambito del nutrimento si lega a quello dell’appartenenza: il fatto che il pane sia una parte del cibo sottintende la presenza di un gruppo più ampio di persone che si ritrova per condividerlo.
Al liceo il professore di religione ci spiegava che qualcosa di simile è presente anche nella lingua latina: la parola “compagno”, infatti, deriverebbe dall’espressione “cum panis”. In questo senso il prossimo, l’amico, il fratello è colui con il quale ci si ritrova per spezzare e condividere il pane.
Infine questo legame tra nutrimento e appartenenza trova il proprio compimento nell’Eucaristia. Quando si parla di fare la comunione s’intende sia l’atto di ricevere il Corpo di Cristo sia il fatto di vivere all’interno di una comunità fraterna, che è la Chiesa. E in questo caso i due significati non rimangono paralleli tra loro, ma si intrecciano: è grazie al Corpo di Cristo che riceviamo nell’Eucaristia che entriamo a far parte del Corpo di Cristo che è la Chiesa.
Non accostiamoci alla comunione semplicemente come premio per il nostro buon comportamento, ma domandiamo piuttosto di ottenere dal Corpo di Cristo che riceviamo la luce e la forza per intraprendere un cammino di santità all’interno della comunità.
Preghiamo.
Ti adoro mio Salvatore,
qui presente quale Dio e quale uomo,
in anima e corpo, in vera carne e vero sangue.
Io riconosco e confesso di essere inginocchiato
innanzi a quella sacra umanità
che fu concepita nel seno di Maria
e riposò in grembo a Maria;
che crebbe fino all’età virile,
e sulle rive del mare di Galilea chiamò i Dodici,
operò miracoli e disse parole di sapienza e di pace;
che, quando fu l’ora sua, morì appeso alla croce,
stette nel sepolcro, risuscitò da morte ed ora regna in cielo.
Lodo e benedico e offro tutto me stesso
a Colui che è il vero Pane dell’anima mia e la mia eterna gioia. Amen.
Preghiera di San John Henry Newman al Santissimo Sacramento
Una santa giornata a tutti!
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