di padre Matteo Pesce
– Comunità di Torino –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 12 maggio 2025.
4ª settimana del Tempo di Pasqua.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,1-10)
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
La piccola parabola del Buon Pastore segue immediatamente la guarigione del cieco nato, fatto questo che aveva appena scatenato anche una polemica con i farisei. Il riferimento ai ladri e ai briganti venuti prima di Gesù… beh, non è proprio generico. Ma naturalmente la similitudine va ben aldilà di quel momento. Il Signore parla anzitutto di se stesso definendosi solennemente per due volte: “Io sono la porta”, a cui seguirà: “Io sono il buon pastore”. Così egli ha due ruoli nella stessa parabola. Certo, il ruolo di “porta” sembra un po’ strano; è più immediata l’identificazione con il pastore. Però la “porta” ci rimanda direttamente alla “via”, un’altra definizione che Gesù ha dato di se stesso, per dire che dobbiamo fare delle sue parole e della sua presenza la nostra traccia di vita. Questa immagine della “porta delle pecore” ha, in più, una carica direi affettiva: Gesù ci sta promettendo la sua personale protezione, siamo da Lui stesso custoditi, e non solo singolarmente, ma anzitutto come comunità. Di riflesso, poi, la parabola può suonare come un esempio e un’ammonizione per chi deve rivestire ruoli pastorali nella Chiesa: chi lo fa entrando nell’ovile attraverso la Parola di Dio sarà vero pastore; al contrario, chi non arriva con l’unico intento di cercare il bene del gregge, ma i propri interessi e la vanagloria, diventa un delinquente.
Preghiamo più che mai per i pastori della Chiesa di Dio.
Preghiamo
O Dio, luce perfetta dei santi,
che ci hai donato di celebrare sulla terra i misteri pasquali,
fa che possiamo godere nella vita eterna
la pienezza della tua grazia.
Per Cristo nostro Signore. Amen
Una buona e santa giornata a tutti voi!
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Incontri, ritiri, iniziative 2024-2025

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