Caffè di sabato 17 maggio 2025

di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 maggio 2025.

4a settimana del Tempo di Pasqua.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,7-14)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Le parole di Gesù alla richiesta di Filippo suonano quasi come un rimprovero e tradiscono, da parte del Signore, un po’ di delusione e un certo scoraggiamento. Dopo tanto tempo trascorso insieme, l’apostolo ancora non comprende che l’uomo che stanno seguendo è più di un maestro, più di un profeta, ma l’inviato di Dio, anzi Dio stesso. Non disprezziamo la domanda un po’ ingenua di Filippo. Probabilmente anche noi avremmo avuto la stessa difficoltà e avremmo anche noi faticato a riconoscere, nel volto dell’uomo Gesù, i tratti di Dio Padre. E quindi, a buon ragione, meritiamo anche noi il rimprovero di Gesù. Da quanto tempo anche noi siamo ufficialmente con Gesù, andiamo regolarmente a Messa, riteniamo di avere una vita cristiana superiore alla media, ascoltiamo addirittura ogni giorno il caffè carmelitano… eppure non conosciamo ancora Gesù, non lo riconosciamo e non lo amiamo ancora come il nostro Dio e salvatore e adoriamo invece altri idoli e cerchiamo salvezza nelle piccole soddisfazioni della vita? 

Gesù ci rivela Dio in tre modi: attraverso la sua umanità, perché chi lo vede, vede il Padre; attraverso le sue parole, perché chi lo ascolta, ascolta colui che lo ha mandato; attraverso le sue opere, perché chi le vede compiere, crede in Dio. Quindi, ogni volta che noi contempliamo il volto di Gesù, ascoltiamo il Vangelo e facciamo memoria di quanto egli ha compiuto per noi, entriamo in contatto con Dio stesso, di cui Gesù è l’immagine più trasparente, la parola più efficace, l’opera più riuscita. 

Gesù, infine, afferma qualcosa di sbalorditivo. Annuncia che chi crederà in lui, cioè noi, compirà opere più grandi delle sue. Come è possibile compiere opere più grandi di Gesù, dal momento che egli è Dio e ogni suo gesto e ogni sua opera hanno un valore infinito? Cosa può fare l’uomo che Gesù non ha potuto fare? Diventare santo. Gesù lo era già, per natura. Noi invece lo possiamo diventare per un dono della sua grazia. Ed è qualcosa di immensamente grande. Quanti santi e quante sante, infatti, pur essendo piccoli uomini e piccole donne, peccatori e peccatrici e con pochi mezzi, sono stati capaci di compiere grandi opere e realizzare cose straordinarie. Chiediamo al Signore, nella certezza di essere esauditi come lui ci ha assicurato, la grazia di diventare grandi santi.

Preghiamo
O Dio, che nella solennità della Pasqua
agisci per la salvezza del mondo,
continua a elargire alla Chiesa la tua benevolenza,
perché, fedele ai tuoi comandamenti nella vita presente,
possa giungere alla pienezza della gioia eterna.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Buona giornata a tutti!

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