di padre Francesco Palmieri
– Comunità di Bouar, Yolé (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 29 maggio 2025.
6ª settimana del Tempo di Pasqua.
Beata Elìa di san Clemente, carmelitana.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,16-20)
Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
Gli Apostoli comprenderanno queste parole di Gesù soltanto alla luce della sua risurrezione. Per il momento il loro significato rimane per essi ancora oscuro, ma Gesù sente la necessità di introdurli comunque al mistero della sua prossima dipartita per prepararli e perché in seguito possano comprendere.
Da buon Maestro inoltre egli comprende che loro fanno fatica a capire le sue parole, un po’ come in classe quando capita che gli alunni, durante la lezione, non afferrino qualche passaggio della spiegazione. Allo stesso tempo questi ultimi tendono a rimanere in silenzio, ed è abbastanza raro trovare uno studente che non si vergogni ad ammettere di non avere capito e che abbia il coraggio di chiedere al professore di ripetere. Il più delle volte è il professore che, conoscendo i propri ragazzi, intuisce che qualcuno non ha capito, e quindi cerca di spiegare di nuovo, con altre parole, con nuovi esempi, finché la classe non dimostra di aver compreso.
Data la grande richezza e profondità del messaggio che è chiamata a trasmettere, anche la Chiesa non si stanca mai di ripeterlo, magari attraverso parole e mezzi nuovi, ma senza alterarne l’autentico contenuto. E questo annuncio la Chiesa, nella persona dei suoi ministri e in nome di Gesù, lo rivolge al mondo, a quella umanità che talvota si dimostra ottusa e dura d’orecchi.
Anche se a volte sembra che la Parola di Dio venga proclamata invano, la Chiesa è chiamata anche ad imitare il suo Maestro che, intuendo la fatica degli Apostoli a comprendere i suoi discorsi, non si è mai stancato di parlare a loro.
Preghiamo.
Gesù, tu ti fai nostro. Ci attiri verso di te presente, presente in forma misteriosa. Tu sei presente, come il singolare pellegrino di Emmaus, che raggiunge, avvicina, accompagna, ammaestra
e conforta gli sconsolati viandanti nella sera delle perdute speranze. Tu sei presente nel silenzio e nella passività dei segni sacramentali, quasi che tu voglia insieme velare e tutto svelare di te,
in modo che solo chi crede comprenda, e solo chi ama possa veramente ricevere.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
(Preghiera di San Paolo VI)
Buona giornata a tutti voi!
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