di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 1° giugno 2025.
Solennità dell’Ascensione del Signore.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,46-53)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti
il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei
peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi
colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza
dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò
da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a
Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
Oggi celebriamo la Solennità dell’Ascensione, uno dei tre grandi momenti della liturgia pasquale.
La Chiesa ci fa vivere un’unica grande esperienza di fede articolata in tre feste: la Pasqua, in cui
celebriamo la Risurrezione di Cristo; l’Ascensione, che cade 40 giorni dopo, quando Gesù sale al
cielo; e la Pentecoste, 50 giorni dopo Pasqua, quando lo Spirito Santo viene effuso sulla Chiesa
nascente. In realtà, alle origini, fino al V secolo, queste feste non si celebravano separatamente:
erano vissute come un unico grande mistero, articolato in tre momenti che rispondono a tre
domande fondamentali della fede cristiana:
Gesù è morto? Sì, ma non è rimasto nella morte: è risorto (Pasqua).
Dov’è Gesù adesso? È salito al cielo, è entrato nella gloria del Padre (Ascensione).
Siamo rimasti soli? No. Gesù è presente in un modo nuovo, attraverso il dono dello Spirito
Santo (Pentecoste).
L’Ascensione è un evento storico? Il Vangelo di oggi ci presenta il racconto dell’Ascensione
secondo Luca, che lo narra due volte: alla fine del suo Vangelo (Lc 24) e all’inizio degli Atti degli
Apostoli (At 1). Anche Marco accenna all’Ascensione, ma il suo testo dipende probabilmente da
Luca. E, curiosamente, le due versioni di Luca non coincidono perfettamente: a dimostrazione che
non si tratta di un fatto di cronaca, ma di un linguaggio teologico e simbolico.
Il genere letterario dell’Ascensione era noto anche nel mondo antico: storici come Tito Livio
raccontano di personaggi come Romolo, che fu avvolto da una nube e scomparve
misteriosamente, venendo poi venerato come dio e fondatore eterno di Roma. Anche di
Alessandro Magno si narrano leggende simili. Nella Bibbia, ricordiamo che Elia fu rapito in cielo su
un carro di fuoco (2 Re 2), e che Enoch “camminò con Dio e poi scomparve” (Gen 5,24). Questi
racconti non dicono che questi uomini non siano mai morti, ma che la loro memoria rimane viva
nella storia.
Nessuno ha visto né la Risurrezione né l’Ascensione di Gesù. La Sacra Scrittura ci rivela che “Cristo
fu innalzato nella gloria” (1 Tim 3,16) e “Ora Cristo si trova in Dio” (1 Pt 3,22). Mentre la salita al
cielo di alcuni personaggi storici non cambia la nostra vita, né tantomeno la nostra fede, l’Ascensione del Signore ha un significato profondo per ciascuno di noi: un pezzetto della nostra umanità è già entrato nel cielo. In Gesù asceso al cielo, l’umanità è stata portata nella vita stessa di Dio. Questo ci dice che la nostra destinazione non è la tomba, ma la gloria. Non il nulla, ma la comunione con il Padre.
Con l’Ascensione finisce il tempo della presenza fisica di Gesù e inizia il tempo della testimonianza, il tempo della Chiesa. Gesù non è più accanto a noi come prima, ma è dentro di noi mediante lo Spirito Santo, che riceveremo pienamente a Pentecoste. È il passaggio di consegne: ora tocca a noi essere il volto visibile di Cristo nel mondo. Ecco perché la Chiesa non annuncia il ricordo di un morto, ma proclama la presenza viva di un Risorto. Non siamo semplici custodi di una memoria, ma testimoni di una Presenza.
C’è una preghiera anonima del XIV secolo, attribuita a un cristiano fiammingo, che ci aiuta a capire il senso dell’Ascensione:
“Cristo non ha più le mani, ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro oggi.
Cristo non ha più piedi, ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri.
Cristo non ha più voce, ha soltanto la nostra voce per raccontare di sé agli uomini di oggi.
Cristo non ha più forze, ha soltanto il nostro aiuto per condurre gli uomini a sé. Noi siamo l’unica Bibbia che i popoli leggono ancora; siamo l’unico messaggio di Dio scritto in opere e parole.”
L’Ascensione non è l’addio del Signore, ma una chiamata. Una chiamata a portare Cristo nel mondo con la nostra vita. Ora tocca a noi.
Preghiamo.
O Padre, esulti di gioia la tua Chiesa,
poiché nel tuo Figlio asceso al cielo
la nostra umanità è innalzata accanto a te,
e noi, membra del suo corpo,
viviamo nella speranza di raggiungere Cristo,
nostro capo, nella gloria.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti.
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