di padre Marcello Bartolomei
– Comunità di Baoro (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 4 luglio 2025.
13ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,9-13)
In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Si tratta del Vangelo della chiamata di Matteo a diventare apostolo, vangelo scritto dallo stesso apostolo. È Gesù che sceglie, che chiama (“non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”).
Una chiamata senza preamboli, improvvisa e per di più una chiamata sorprendente, per il fatto che
Gesù non chiama una persona qualsiasi (ad esempio dei semplici pescatori), ma addirittura una persona che fa un mestiere non molto onorevole, quello cioè di esattore delle tasse per conto di una potenza straniera, per conto dei romani.
Una chiamata sorprendente, dunque, ma anche una risposta immediata, sorprendente, da parte di Matteo, conosciuto anche col nome di Levi.
Come non sappiamo dire che cosa ha spinto Gesù a sceglierlo, così non sappiamo che cosa abbia spinto Matteo a seguirlo, a seguire Gesù lasciando un mestiere che gli fruttava denaro (un po’ come nel caso di Zaccheo), per seguire Gesù, che non viveva di ricchezze e neppure prometteva ricchezze.
Qui sta il mistero della vocazione, di ogni vocazione, di chi è scelto e chiamato a seguire Gesù. Quando Gesù chiama (e la chiamata non vale solo per la prima volta o per un certo tempo, ma è una chiamata che si ripete giorno per giorno), la risposta deve essere pronta e generosa. Non importa sapere quale sarà il futuro, l’importante è di fidarsi di Gesù, di accoglierlo e di stare con lui, lavorando con lui e per lui.
Certamente il nostro esempio d’amore generoso nell’attaccamento a Gesù, farà riflettere anche gli altri e portare altri a conoscere Gesù.
Troviamo tutto questo nello stesso vangelo letto: dopo essere stato chiamato e aver tutto lasciato per Gesù, Matteo organizza un pranzo, dove gli invitati non sono i custodi della Legge, come i farisei, ma la gente della stessa risma di Matteo: pubblicani e peccatori. Questi suoi amici non rifiutano l’invito del loro vecchio amico Matteo, pur sapendo che ha scelto un’altra strada.
Questo invito a sedere alla stessa mensa di Gesù e dei suoi discepoli dimostra come Matteo diventa subito un vero apostolo. Se non li chiamava lui, questi pubblicani e peccatori, forse non avrebbero mai avuto l’invito. Quindi, Matteo diventa il tramite per far loro conoscere Gesù.
E così tocca anche a noi continuare come ha fatto Matteo: rivolgerci agli altri per chiamarli a seguire Gesù.
Preghiamo.
O Dio, che ci hai reso figli della luce
con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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