Caffè di domenica 6 luglio 2025

di padre Andrea Frizzarin
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, amici, con il caffè carmelitano di oggi, 6 luglio 2025.

14ª settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-12.17-20)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Gesù manda i suoi a due a due. Non con grandi discorsi, né con strategie pastorali raffinate, ma con un saluto semplice e potentissimo: «Pace a questa casa!» Forse oggi questo saluto ci suona un po’ ingenuo. In un mondo dove cadono bombe e scorrono troppo spesso fiumi di sangue… un augurio di pace sembra quasi fragile. Ma sulla bocca di Gesù non è un solo gesto gentile. È un atto rivoluzionario. Gesù manda i suoi discepoli a portare pace. Li invita a portate loro stessi senza borsa, né sacca, né sandali. Le mani vuote e il cuore pieno. E questo cambia tutto. «Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi…». Non ci promette comfort, garantisce però Presenza. Il Regno di Dio è vicino, anche quando il terreno sembra duro e i risultati scarsi.
E poi dice che la messe è abbondante. Non perché ci siano numeri rassicuranti o vocazioni da record. È abbondante perché c’è bisogno. Di pace. Di bene. Di speranza. Di giovani che credano ancora in qualcosa di più grande del successo e dei propri interessi. Ed è vero: in tante parti del mondo e d’Europa le vocazioni scarseggiano. Ma questo non significa che il Vangelo abbia smesso di parlare. Forse siamo noi che abbiamo abbassato il volume, o messo i tappi alle orecchie quando lui parla. Il Vangelo annunciato, accolto con semplicità, ha ancora potere. Anche oggi.
Non vogliamo quindi lasciarci prendere dalla disperazione proprio in questo anno della speranza. Un esempio? Proprio oggi qui ad Arenzano, da dove inviamo il caffè carmelitano, si sta concludendo il primo campus vocazionale dell’estate del nostro seminario. Più di 40 ragazzi si sono messi in ascolto della voce di Gesù che chiama. Ragazzi che vogliono vivere per qualcosa di autentico. La vocazione – qualunque sia – nasce sempre da lì: da una parola accolta, da un invito che non impone, ma accende.
Il Signore della messe ci invita oggi a pregare e in questa giornata possiamo offrire la nostra preghiera per questa intenzione concreta. Vogliamo pregare perché ce n’è bisogno: per le vocazioni e anche per la pace. Ma preghiamo anche per essere noi figli della pace, capaci di portarla in ogni casa, ogni città, ogni luogo del cuore dove il Signore sta per passare. La pace non è un sogno ingenuo. È una vocazione.
E forse, proprio oggi, il Signore la sta affidando a te. Porta la pace dove manca. Anche solo con un sorriso.

Preghiamo.
O Padre, che nell’umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,
dona ai tuoi fedeli una gioia santa,
perché, liberati dalla schiavitù del peccato,
godano della felicità eterna.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti!

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