di fra Claudio Grana
– Comunità di Bocca di Magra (SP) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 23 agosto 2025.
20ª settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di Santa Maria in sabato.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 1-12)
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».
In poche righe, in un solo discorso di Gesù, troviamo un insegnamento ricco di spunti preziosi. Ne scegliamo tre, corrispondenti alle tre parti del brano.
Cominciando dal fondo, troviamo l’invito all’umiltà. Gesù spiega bene la radice dell’umiltà: è riconoscere che c’è un solo Padre, un solo Maestro, e che noi siamo piccoli davanti a lui. Non è una finzione, è riconoscere la verità, la nostra realtà alla luce di Dio. Non è che ci facciamo piccoli, ma siamo realmente piccoli. E questa piccolezza non ci rattrista, ma diventa fonte di gioia, se ci riconosciamo figli, fratelli e discepoli.
Al centro del brano troviamo invece un insegnamento sull’importanza dell’intenzione con cui facciamo le cose. L’intenzione cattiva, da cui Gesù ci mette in guardia, è quella “per essere ammirati”. E’ la falsità, è la separazione tra la bontà di una azione e il fine cattivo per cui viene fatta. E così vediamo una seconda volta che Gesù ci chiama alla verità, a fare le cose con verità, con retta intenzione.
Ma è all’inizio del brano che troviamo l’insegnamento più sorprendente: “essi dicono e non fanno”… ma voi “praticate ciò che dicono e non agite secondo le loro opere”. Sì, la falsità esiste, l’ipocrisia esiste, i maestri cattivi o incoerenti ci sono. Gesù non risparmia critiche a quelli che “legano fardelli pesanti e difficili da portare… e non vogliono muoverli neppure con un dito”. Però – sorprendentemente – non squalifica il loro insegnamento: “osservate ciò che dicono”. L’incoerenza dei maestri, come la mancanza di buoni esempi, non deve diventare un alibi per gettare via gli insegnamenti morali, anche “difficili”, anche “pesanti”. Pensiamo a chi oggi rivolge a noi gli insegnamenti religiosi, ai pastori della Chiesa. Non dobbiamo concentrarci sulla coerenza o incoerenza di questo o di quello, ma accogliere la verità dell’insegnamento. Così, per la terza volta, risplende nelle parole di Gesù l’importanza della verità. Non giudichiamo la coerenza degli altri, ma facciamoci cercatori della verità, praticandola con retta intenzione e riconoscendoci come figli umili del Padre, che ci ama e che è nostro Maestro e guida.
Preghiamo.
O Dio, che hai preparato beni invisibili
per coloro che ti amano,
infondi nei nostri cuori la dolcezza del tuo amore,
perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,
otteniamo i beni da te promessi,
che superano ogni desiderio.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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