Caffè di giovedì 28 agosto 2025

di padre Piergiorgio Ladone
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 28 agosto 2025.

21ª settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di Sant’Agostino, vescovo e dottore della Chiesa.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24,42-51)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».

Il Vangelo di oggi ritorna chiaramente sul tema della vigilanza. Cerchiamo allora di accogliere nel senso giusto questo invito di Gesù. Cosa significa vigilare? E perché? Significa farci trovare svegli, pronti nell’ora – che non possiamo immaginare – in cui verrà il Figlio dell’uomo, il Signore nostro Gesù. Spesso si interpreta questo “farsi trovare pronti” dal punto di vista puramente morale di una vita integerrima, senza peccato, tra l’altro impossibile. No, in realtà è qualcosa di diverso, anzi, è molto di più. In poche parole potremmo dire che il “farsi trovare pronti”, e cioè preparati all’incontro con Lui, è frutto di un impegno costante ad alimentare in noi il desiderio stesso di questo incontro, possibile in realtà solo se facciamo sempre riferimento al fatto che la vita che viviamo non è nostra, ma di Dio, non è merito nostro, ma dono suo. Ed è paragonabile, secondo la parabola di oggi, alla “casa”, intesa come luogo in cui viviamo, ricca dei beni, che il padrone, Dio appunto, ci ha affidato da amministrare. Essere pronti significa allora meritarci con umiltà e prudenza la fiducia del Padrone attraverso l’impegno ad amministrare responsabilmente questi suoi beni, espressione del suo grande Amore per noi che domanda a sua volta di essere testimoniato e donato ai fratelli. In tal senso mi sembra emblematica l’immagine del servo che distribuisce ai domestici il cibo a tempo debito. Le parole di Gesù sono chiare: “Chi è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così!”. Distribuire il cibo a tempo debito … non si tratta ovviamente solo di un cibo materiale o di semplici prestazioni di servizio, ma di ogni sorta di aiuto, soprattutto di ogni nutrimento spirituale che possiamo dare nel nostro piccolo, a partire appunto dai Suoi doni: i Sacramenti, l’annuncio della Parola, i segni della nostra carità; ad una condizione però: che siano offerti a “tempo debito”, ossia al momento giusto, senza fretta, con umiltà, senza salire in cattedra, rispettando i tempi e le condizioni umane dell’altro, ma soprattutto per Amore e con amore, con gli stessi sentimenti di Gesù.
Oggi, Memoria di S. Agostino, chiediamo per sua intercessione, con le sue parole, di tendere anche noi alla “fonte viva dell’eterno Suo Amore”. Allora, saremo sempre pronti!

Preghiamo
Suscita sempre nella tua Chiesa, o Signore,
lo spirito che animò il tuo vescovo Agostino,
perché anche noi, assetati della vera sapienza,
non ci stanchiamo di cercare te,
fonte viva dell’eterno amore.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti!

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