di padre Lorenzo Galbiati
– Comunità di Loano (SV) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 29 agosto 2025.
21ª settimana del Tempo Ordinario.
Memoria del martirio di San Giovanni Battista.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,17-29)
In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello».
Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
La sconfitta apparente che si trasforma in vittoria definitiva.
Potremmo usare questa espressione per definire la memoria di oggi. Fissiamo l’attenzione su un dettaglio presente nella scena finale del testo evangelico: la testa del Battista viene portata su un piatto. Un’immagine che sembra la vittoria definitiva del male. Ma è proprio in questa “sconfitta” che si cela il trionfo. La testa di Giovanni non è una prova di debolezza, ma il sigillo della sua integrità. Egli, infatti, non ha ceduto, non ha ritrattato, non ha negoziato la verità. La sua vita, interamente spesa per preparare la via a Cristo, culmina in un atto di testimonianza radicale. In questo senso, il suo martirio non è la fine, ma bensì il compimento. La sua testa sul piatto non è un trofeo per Erode e il suo entourage, ma un simbolo luminoso e profetico per la storia. Ci ricorda che la vera vittoria non si misura in potere o ricchezza ma nella fedeltà a ciò in cui si crede, fino all’estremo. La sua morte non mette a tacere la sua voce, ma la amplifica. Il suo sangue versato è il primo passo verso la Pasqua di Gesù, il vero Agnello di Dio, che con la sua morte e resurrezione schiaccerà definitivamente il potere del male. Giovanni non è il sconfitto, ma il primo vincitore del Regno, un precursore anche nella morte. Che il suo esempio e la sua intercessione diano forza e coraggio alla nostra testimonianza oggi.
Preghiamo
O Dio, che a Cristo tuo Figlio hai dato come precursore,
nella nascita e nella morte, san Giovanni Battista,
concedi anche a noi di lottare con coraggio
per la testimonianza della tua parola,
come egli morì martire per la verità e la giustizia.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti voi!
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Incontri, ritiri, iniziative 2024-2025

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