Caffè di sabato 13 settembre 2025

di padre Francesco Palmieri
– Comunità di Bouar, Yolé (Rep. Centrafricana) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 13 settembre 2025.

23a settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di San Giovanni Crisostomo, vescovo e dottore della Chiesa.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,43-49)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.
L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

Forse non aveva tutti i torti quel cieco guarito da Gesù quando disse – mentre ancora non aveva riacquistato appieno la vista – che gli uomini attorno a lui (non ancora messi bene a fuoco) gli sembravano degli alberi che camminano (cfr. Mc 8,24). La vita di ogni uomo, infatti, assomiglia alla conformazione di un albero per due dinamiche legate tra loro. Come l’albero, anche l’uomo è per sua natura chiamato a portare frutto e, allo stesso tempo, ad avere radici.
«Dai frutti riconoscerete l’albero» (cfr. Mt 7,20; Lc 6,44) dice Gesù nel Vangelo, indicando come le opere rispecchino la bontà del cuore di ogni uomo. Quando poi il Maestro, alla vigilia della sua passione, maledisse il fico perché era privo di frutti (cfr. Mt 21,18-19; Mc 11,13), intendeva rimproverare – attraverso quel gesto – quella parte di umanità che si ostina a rimanere sterile, che non vuole dare frutto, che non si adopera a fare il bene. Questa fecondità è resa possibile soltanto a partire dalle radici: se un albero è sradicato dal terreno, inaridisce, e a quel punto, come può dare frutto? L’intera raccolta dei Salmi si apre proprio con questa immagine dell’uomo che, come un albero, per poter dare frutto deve porre le sue radici nel buon terreno della legge del Signore (cfr. Sal 1,3). Con la venuta di Gesù, la legge incisa su tavole di pietra trova il proprio compimento nella Parola di vita del Maestro, la quale – come acqua fresca – ogni volta ci rigenera. San Giovanni, Patriarca di Costantinopoli nel IV secolo, ricevette dai fedeli che lo ascoltavano predicare l’appellativo di “Crisostomo”: “bocca d’oro”. Radicato in Dio, la sua parola portò frutti di conversione e sopportò serenamente la persecuzione. Per sua intercessione domandiamo al Signore la grazia di essere sempre più radicati nella sua Parola, per portare frutti di carità nel nostro quotidiano.

Preghiamo
O Dio, forza di chi spera in te,
che hai fatto risplendere il santo vescovo Giovanni Crisostomo
per la mirabile eloquenza e la perseveranza nella tribolazione,
fa’ che, illuminati dai suoi insegnamenti,
siamo rafforzati dal suo esempio di eroica costanza.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti!

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