Caffè di mercoledì 17 settembre 2025

di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 settembre 2025.

24ª settimana del Tempo Ordinario.
Sant’Alberto di Gerusalemme, legislatore dei Carmelitani.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,31-35)

In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

Se in occasione della domanda rivolta ai discepoli, a Cesarea di Filippo, Gesù aveva chiesto cosa la gente pensasse di lui, questa volta è lui stesso – sicuramente un po’ deluso – ad informare la gente circa le opinioni – o, più precisamente, i pregiudizi – che circolavano su di lui e sul suo precursore. La generazione di Gesù – incapace di cogliere la novità portata da un Messia che rompeva gli schemi e deludeva le attese – riesce solo a formulare appunto dei pregiudizi che, in realtà, rivelano soltanto la volontà di non convertirsi. Il Battista, bizzarro nell’abbigliamento come nel modo di mangiare, troppo ascetico e tagliente nelle sue invettive sferzanti, è sicuramente posseduto dal diavolo. Gesù, invece, amante della buona tavola e del buon vino, frequentatore di compagnie poco raccomandabili, è deludente e troppo poco solenne per essere davvero il Messia. Come si può restaurare il regno d’Israele con gente del genere? Per tanto così, meglio l’usato sicuro a basso prezzo venduto dagli scribi e i farisei.

Gesù descrive la sua generazione – per sottolinearne l’immaturità e la non disponibilità ad accogliere le sorprese della Sapienza di Dio – ad un gioco di bambini dove – quasi come il gioco dei mimi che facevamo da piccoli – bisogna ora ballare e stare allegri e, dopo, mettere su una faccia da funerale e far finta di piangere. E noi a chi paragoneremmo la nostra società liquida e post-moderna, civiltà iperconnessa immersa nel metaverso? Generazione x, y, zeta e alpha? Ogni generazione, lo voglia o no, è costretta a mettersi davanti a Gesù. E decidersi o meno per lui. Gesù ci chiede di alzarci e di camminare al suo passo o, per usare la metafora del Vangelo stesso, di danzare al suo ritmo: sia questa una danza di gioia o un lamento di sofferenza.

Cyprien e Daphrose Rugamba erano i coniugi di una numerosa famiglia ruandese. Lui hutu e lei tutsi. Cyprien era un artista, compositore di canzoni, poesie, balli ed opere teatrali e, prima della conversione, non particolarmente fedele alla sua sposa. Daphrose, invece, era un’insegnante, una donna di preghiera, completamente dedita ai suoi dieci figli più altri adottati. Dopo una notte di adorazione eucaristica, morirono martiri il 7 aprile del 1994, all’inizio di quel terribile genocidio che insanguinò il Rwanda. Poco prima che una raffica di pallottole uccise tutti loro, meno il più piccolo, occultato dai cadaveri dei fratelli, queste furono le ultime parole di Cyprien a chi stava per ucciderlo: “Entrerò in Cielo danzando”. Forse il commento più bello e più vero al vangelo di oggi.

Preghiamo.
O Dio, creatore e Signore dell’universo,
volgi a noi il tuo sguardo,
e fa’ che ci dedichiamo con tutte le forze al tuo servizio
per sperimentare la potenza della tua misericordia.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Buona giornata a tutti!

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