Caffè di domenica 28 settembre 2025

di padre Piergiorgio Ladone
– Comunità di Arenzano (GE) –

***

Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 28 settembre 2025.

26ª settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Nella parabola del Vangelo di oggi, comunemente detta “del ricco epulone”, al di là delle varie sfumature di significato che porta in sé, sono soprattutto due gli insegnamenti che Gesù intende rivolgere ai Farisei, ma che riguardano da vicino più che mai anche noi. Due insegnamenti, come due dogmi che scaturiscono dalle parole che Gesù mette in bocca ad Abramo nelle risposte che dà all’anonimo ricco epulone, mentre invece il povero Lazzaro viene chiamato per nome … e già in questa piccola sottolineatura gli esegeti ci fanno notare la predilezione di Dio per il povero. Entrambe le sentenze riguardano il rapporto stretto che sussiste tra la vita terrena e l’aldilà, tanto che l’una, la vita terrena, determina inesorabilmente lo stato dell’altra, l’aldilà che, a sua volta, prevede due situazioni abissalmente distanti tra di loro: gli inferi e il seno di Abramo, secondo il linguaggio biblico prima di Cristo, l’Inferno e il Paradiso diciamo oggi.

Il primo insegnamento potremmo esprimerlo con questa espressione: chi cerca il proprio “paradiso” in terra, non lo troverà mai più nell’aldilà. In altri termini, chi pensa soltanto alla propria soddisfazione terrena, al proprio piacere, senza coltivare la preoccupazione per l’altro sceglie o decide la sua condanna. Il peccato grave dell’epulone non sta infatti nel suo essere ricco, o nella sua eventuale cattiveria che non sappiamo, ma nel non accorgersi proprio della presenza di Lazzaro, o meglio, di non essere per nulla sensibile alla sua condizione miserevole, insomma nell’aver già creato sin d’ora quell’abisso con lui che determinerà poi la sua vita eterna.

Il secondo insegnamento ci fa comprendere di conseguenza l’importanza capitale di imparare ad ascoltare, cioè a mettere in pratica, la Parola di Dio, per scoprire in Essa la vera ricchezza che prelude a quella piena ed eterna del Paradiso. Infatti, al ricco epulone che, preoccupato della sorte dei suoi fratelli in terra, si rivolge ad Abramo affinché abbia pietà inviando loro Lazzaro ad avvertirli di ciò che li attende se non cambiano vita, egli risponde: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”. Insomma, non si va in Paradiso perché mossi da segni eclatanti dell’aldilà, fossero anche apparizioni di Santi o qualsiasi manifestazione mistica, né tantomeno mossi dalla paura di un castigo, ma soltanto grazie all’ascolto fiducioso della Parola di Dio che è finalizzata all’esperienza del suo grande Amore che regna in ciascuno di noi se ci impegniamo ad amare veramente i nostri fratelli, i tanti Lazzari che incontriamo nella nostra vita.

Preghiamo.
O Dio, che riveli la tua onnipotenza
soprattutto con la misericordia e il perdono,
continua a effondere su di noi la tua grazia,
perché, affrettandoci verso i beni da te promessi,
diventiamo partecipi della felicità eterna.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti!

***

Incontri, ritiri, iniziative 2024-2025

***

Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:

***

Visita i nostri siti:

***