Caffè di sabato 4 ottobre 2025

di padre Marcello Bartolomei
– Comunità di Baoro (Rep. Centrafricana) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 4 ottobre 2025.

Festa di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Si dice che S. Francesco sia l’uomo che più di ogni altro abbia imitato Gesù Cristo. Egli è chiamato il “Fratello universale”, non solo perché ha imitato Gesù Cristo, ma proprio per questo fatto è divenuto fratello di ogni uomo, come Gesù Cristo si è fatto uomo e fratello di ogni uomo.

Sappiamo come la figura di Francesco attiri l’attenzione e l’ammirazione di ogni categoria di persone, di qualunque religione. Francesco non era un teologo, ma meglio di tanti teologi ha penetrato e vissuto il senso del Vangelo, del Vangelo, diceva lui, “sine glossa”, cioè del Vangelo così com’è.

Francesco è stato chiamato da Gesù, è stato scelto da Gesù per una missione particolare a favore della Chiesa, un po’ sull’esempio della chiamata di S. Paolo, scelto dal Signore per essere apostolo delle genti, per uscire dalle strettoie della religione giudaica, della legge mosaica, per aprire il Vangelo al mondo, ai popoli. Così Francesco: la sua vita, il suo esempio parlano a tutti, dai più dotti ai più semplici.

Da dove gli veniva questa capacità di attirare folle di discepoli, con un linguaggio semplice, ma fedele al Vangelo? Ce lo dice il brano del Vangelo che abbiamo da poco letto: è Dio che rivela i suoi segreti, i segreti del Regno non ai sapienti e ai dotti, non a quelli dalla sapienza e dalla scienza umane, ma ai piccoli, ai semplici di cuore, agli umili.

In cosa consiste questa sapienza e scienza che viene da Dio? Consiste semplicemente nella conoscenza di Gesù, Figlio di Dio e uomo come noi. Sappiamo che il termine “conoscenza” indica l’amore tra due persone, una conoscenza profonda, intima. In questo caso, tra la creatura e il suo Creatore, tra il discepolo e il suo Maestro, tra l’Amante che è Gesù e l’amato, che è ciascuno di noi, se accogliamo questo amore.

Quando si ama una persona, non si conta più la sofferenza, la stanchezza, perché esse diventano un peso leggero, un giogo soave. È classica l’immagine della madre che ama il suo bambino e per lui accetta ogni sacrificio.

Francesco ha vissuto una vita semplice, povera e gioiosa. Dio, per lui, era il “il mio Dio e il mio Tutto”. Ogni persona, ogni povero, persino ogni creatura animata o inanimata gli parlavano di Dio. Perché Francesco aveva occhi per vedere quello che tanti non vedono, perché ingolfati nelle cose del mondo, nella ricerca di beni fittizi, di beni effimeri, di piaceri ingannevoli.

Chiediamo a Francesco la semplicità del cuore, per aprire il nostro sguardo ai beni del cielo e all’amore verso tutti, l’amore universale.

Preghiamo.
O Padre, che hai concesso a san Francesco [d’Assisi]
di essere immagine viva di Cristo povero e umile,
fa’ che, camminando sulle sue orme,
possiamo seguire il tuo Figlio e unirci a te in carità e letizia.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Buona giornata a tutti!

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