Caffè di mercoledì 8 ottobre 2025

di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 8 ottobre 2025.

27a settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,1-4)

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione».

Se la definizione più semplice di preghiera è “mettersi in contatto con Dio”, allora Gesù, Dio lui stesso, per pregare avrebbe dovuto semplicemente guardarsi allo specchio. Gesù, invece, anche se non doveva, anche se non ne aveva bisogno, non si è sottratto alla fatica della preghiera. Anzi, per lui la preghiera era un piacere perché, al termine di ogni giornata trascorsa ad annunciare il Regno, compiere miracoli, guarire malati, istruire gli apostoli… poteva finalmente starsene solo a solo con il Padre, raccontargli tutto, ricevere istruzioni, ricevere forza.

I discepoli se ne erano accorti. Gesù, soprattutto la notte, scompariva, si allontanava dal gruppo, cercava un luogo solitario e pregava. Poi, dopo molto tempo, riappariva, più raggiante e motivato che mai.

La domanda dei discepoli, riportata dal vangelo di oggi, nasce proprio da questa curiosità di capire come Gesù pregasse e cosa dicesse mai a Dio – che lui si ostinava a chiamare, con disinvoltura e familiarità, semplicemente “abbà”. La domanda dei discepoli nasce dal desiderio di imparare a pregare come Gesù.

Gesù, allora, consegna ai discepoli – e i discepoli hanno trasmesso alla chiesa – la perla preziosa del Padre nostro. Il Padre Nostro è di più di una semplice formula da recitare. Si tratta, come diceva Tertulliano, un padre della chiesa del III secolo, di un riassunto di tutto il vangelo, di un codice di vita che esprime, con poche e semplici parole, tutto ciò che il cristiano deve dire a Dio e fare al prossimo. Infatti, Gesù, che dice “quando pregate, dite così:..”, in realtà potrebbe anche dire “quando pregate, fate così:..”.

Infatti, il discepolo che, autorizzato da Gesù, chiama Dio con il nome di Padre, santifica il suo nome, accoglie il Regno nella sua vita, è nutrito dal pane del suo corpo, implora il perdono dei peccati – certo della sua misericordia e del suo aiuto nel momento della tentazione – s’impegna anche ad amare i fratelli, perdonandoli con generosità, perché suoi fratelli, figli di uno stesso Padre.

Il Padre nostro è qualcosa di più di una semplice preghiera. Ne è l’alfabeto e la grammatica. Gli antichi cristiani lo recitavano tre volte al giorno. I padri della chiesa lo utilizzavano, per chi stava per diventare figlio di Dio con il battesimo, come canovaccio per la catechesi sulla preghiera. Santa Teresa lo commenta per spiegare alle sue monache come fare orazione.

Chi prega il Padre Nostro non soltanto prega correttamente come Gesù ha insegnato, ma vive anche correttamente, come Gesù ha vissuto.

Preghiamo
Dio onnipotente ed eterno,
che esaudisci le preghiere del tuo popolo
oltre ogni desiderio e ogni merito,
effondi su di noi la tua misericordia:
perdona ciò che la coscienza teme
e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Buona giornata e, soprattutto, buona preghiera!

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