di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 ottobre 2025.
28ª settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di Sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,1-7)
In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».
La paura è sentimento che può assumere forme diverse. Un bambino, ad esempio, ha paura di farsi male o di essere abbandonato. I giovani hanno paura del futuro, di compiere scelte definitive, di sbagliare. Gli adulti temono il giudizio altrui, di perdere la stima delle persone che amano, di assumere le proprie responsabilità negli imprevisti della vita. Una persona anziana ha paura della malattia e di essere lasciata sola. Tutti abbiamo paura della morte. La paura è una brutta bestia, che va presa per le corna, altrimenti può dominarci, impedirci di vivere e di costruire relazioni sane con gli altri e anche con Dio.
Gesù, nel Vangelo di oggi, ci spiega di cosa dobbiamo avere paura e di cosa invece non dobbiamo avere paura. Dobbiamo avere paura dell’ipocrisia e di chi può gettarci nelle fiamme della Geenna. L’ipocrisia è il lievito marcio del fariseo che, dietro una maschera di finta santità, nasconde l’incoerenza di chi dice agli altri cosa bisogna fare, ma lui per primo non lo fa. La Geenna (in realtà l’immondezzaio di Gerusalemme) è nel vangelo un altro nome dell’inferno, il luogo della totale lontananza dall’amore di Dio, in cui l’uomo, per sua libera scelta, decide di gettarsi, rifiutando di cadere, invece, tra le braccia della misericordia di Dio, preferendo quelle del diavolo.
Non dobbiamo avere paura, invece, di chi può parlare male di noi, perseguitarci, addirittura farci del male fisicamente fino ad ucciderci, ma non può toglierci la fede, la fiducia e l’abbandono in colui che non si dimentica di noi, di noi sa tutto, anche il numero dei capelli. Chi è consapevole di essere prezioso agli occhi di Dio e da lui amato, non teme nulla.
Ecco come si esprimeva, poco prima di morire divorato dai leoni, Ignazio di Antiochia, il vescovo e martire del primo secolo che oggi ricordiamo: “A tutti annunzio che morrò volentieri per Dio, se voi non me lo impedirete. Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi sia dato di raggiungere Dio. Sono frumento di Dio, e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo”.
Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno,
che nella testimonianza dei santi martiri
edifichi il corpo mistico della tua Chiesa,
fa’ che la gloriosa passione,
che meritò a sant’Ignazio una corona immortale,
doni a noi protezione perenne..
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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