di padre Andrea Frizzarin
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, amici, con il caffè carmelitano di oggi, giovedì 6 novembre 2025.
31ª settimana del Tempo Ordinario.
San Nonio Alvares Pereira, carmelitano.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15,1-10)
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
C’è chi mormora: “Accoglie i peccatori e mangia con loro!”.
Eh sì, Gesù ha un gusto strano per la compagnia. Si circonda di gente imperfetta, di
quelli che non hanno curriculum spirituale, di quelli che non hanno il profilo giusto
per un selfie di gruppo. E invece di giustificarsi, risponde con due storie che sanno di
casa e di festa.
Un pastore lascia novantanove pecore per cercarne una sola.
Una donna mette sottosopra la casa per una moneta.
Sproporzione totale. Ma è lo stile di Dio: quando perde qualcosa, non fa finta di
niente. Non dice “tanto ne ho altre”. Non fa statistiche, non mette a bilancio le
perdite. Quando manca qualcuno, si mette in moto, cerca, insiste. Finché non trova.
E quando trova… scoppia la gioia.
Non perché ha ritrovato una pecora o una moneta, ma perché ha ritrovato
qualcuno. È la gioia del perdono, dell’abbraccio ritrovato. Chiama amici, vicini, fa
festa. Perché il perdono, quando è vero, non resta silenzioso: è contagioso. Vuole
essere condiviso.
Oggi si vive in un mondo dove ognuno si costruisce la propria piccola felicità su
misura, a porte chiuse, con l’insegna “non disturbare”. Siamo pieni di notifiche, ma
poveri di condivisione.
La gioia di Dio, invece, è l’opposto dell’individualismo: è gioia relazionale. Nel
Vangelo si fa festa per un ricominciare. Dio è felice quando vede un cuore che torna
a respirare.
Gesù ci ricorda che la vera festa non è per chi ha tutto in ordine, ma per chi si lascia
ritrovare, riconciliare, abbracciare. La felicità più grande non è tenersi stretto un
segreto tra sé e Dio, ma far sapere che la misericordia funziona, che la vita può
ripartire, che il cielo fa festa anche per uno solo che torna a casa.
E allora questo Dio, così poco “contabile” e così profondamente felice, oggi ci
provoca: ti accorgi di quanta gioia può nascere da un perdono?
Ti rendi conto che nel suo Regno l’unico lusso vero è la festa del ricominciare?
Preghiamo.
Dio onnipotente e misericordioso,
tu solo puoi dare ai tuoi fedeli il dono di servirti in modo lodevole e degno;
fa’ che corriamo senza ostacoli verso i beni da te promessi.
Per Cristo Nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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