di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 novembre 2025.
33ª settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di Santa Elisabetta d’Ungheria, religiosa.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,35-43)
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.
Il cieco di Gerico è povero tre volte: povero perché non può vedere (non dalla nascita, ma probabilmente per una malattia o una disgrazia), povero perché non può camminare (e quindi è costretto a restare seduto se non c’è qualcuno che lo accompagna), povero perché non può lavorare (e quindi è costretto a mendicare, vivendo di ciò che riceve dalla generosità dei passanti). Però ci sente bene, la voce non gli manca e non manca anche di coraggio e intraprendenza. Nonostante la sua cecità, avverte infatti il passaggio di Gesù, percepisce chiaramente la sua presenza e, incurante di chi lo sgrida e lo invita a tacere, grida a squarciagola la sua disperazione e invoca la misericordia del Figlio di Davide. Gesù arresta il suo cammino. Anche lui avverte la sua presenza e il suo grido disperato. E quella folla che prima impediva l’accesso del cieco a Gesù, quasi per proteggerlo e non disturbarlo, ora si mobilita e conduce il cieco a Gesù perché possa ascoltarlo e guarirlo. Il breve dialogo tra Gesù e il cieco è l’incontro tra la fede di quest’ultimo e la volontà di salvare l’uomo da parte di Gesù. La salvezza è l’incontro tra le nostre tenebre e la sua luce, tra il nostro peccato e la sua misericordia.
A Gesù per salvarci basta questo: chiederglielo, volerlo, correre verso di lui… e accendere la luce, cioè, accogliere il suo dono di salvezza che scaccia il buio e ci rimette in moto, ci permette di seguirlo. Luca annota che il cieco, dopo aver riacquistato la vista, glorifica Dio. E così tutto il popolo, quelli che prima lo avevano sgridato, anche loro adesso lodano Dio. La salvezza di uno diventa la salvezza di molti, come una luce contagiosa che si diffonde e mette tutti in cammino.
In una celebre omelia, Agostino si esprimeva così: “Timeo dominum transeuntem et non revertentem ”, cioè: “Temo il Signore che passa e non torna più”. Siamo tutti come il cieco di Gerico, seduti al buio del nostro peccato, incapaci di vedere e di camminare. Il Signore passa. E non è detto che passi un’altra volta. Non lasciamoci sfuggire l’occasione della nostra salvezza. Alziamoci, facciamoci condurre da qualcuno e lasciamoci guarire dalla vera Luce.
Preghiamo.
O Dio, che a santa Elisabetta hai dato la grazia
di riconoscere e onorare Cristo nei poveri,
concedi a noi, per sua intercessione,
di servire con instancabile carità
coloro che si trovano nella sofferenza e nel bisogno.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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