di fra Giancarlo Cencio
– Comunità di Savona –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 19 novembre 2025.
33ª settimana del Tempo Ordinario.
San Raffaele Kalinowski, carmelitano.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19,11-28)
In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.
Queste parole difficili, spiega Luca, Gesù le pronuncia mentre procede verso Gerusalemme. Mentre si avvicina alla sua morte con il volto teso, determinato e deciso. Non è una battuta: la fede è una questione grave, una scelta impegnativa.
Gesù va verso la croce e ne è consapevole. Sa che incontrerà incomprensioni e oltraggi, sa che è disposto a bere il calice pur di testimoniare l’autentico volto di Dio. Da qui nasce la durezza di quanto dice: ai discepoli che hanno compreso questo cammino, a coloro che hanno liberamente scelto di camminare al fianco del Nazareno, Gesù chiede di dare molto, di dare di più, di osare, proprio come lui fa. Abbiamo ricevuto molto; siamo chiamati a dare altrettanto.
È una parabola rivolta a chi crede, a chi ha capito, a chi si è lasciato convertire: il dono ricevuto va messo a servizio degli altri, non nascosto sotto terra. Il mondo e la Chiesa hanno urgente bisogno di testimoni credibili, di uomini e donne che vivono in mezzo agli altri e che illuminano la propria vita e quella altrui con la Parola.
Abbiamo ricevuto tanto, amici. Doniamo altrettanto. Facciamo sì che la nostra esistenza sia un luogo abitato dal Dio che incontra gli uomini per salvarli. Per salvarci.
Preghiamo.
Il tuo aiuto, Signore Dio nostro,
ci renda sempre lieti nel tuo servizio,
perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene,
possiamo avere felicità piena e duratura.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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