di padre Pierluigi Canobbio
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 22 novembre 2025.
33ª settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di santa Cecilia, vergine e martire.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 20,27-40)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.
La vita e la sua preziosità coinvolge l’interesse e la ricerca dell’uomo, da sempre. Nella sua dimensione materiale e carnale la vita viene trasmessa biologicamente, lasciando l’impronta nella discendenza dal punto di vista genetico e proiettandola nel futuro terreno. La vita futura che Gesù annuncia prosegue nell’eternità, nella vita di Dio e nella comunione con la Santissima Trinità. La triste evidenza dello svanire nella morte è trasfigurata dalla certezza che la vita spirituale non può morire, non può cadere a terra perché non è fatta di terra e sfugge alla gravità terrestre.
Gesù risponde ai sadducei del suo tempo e ai materialisti atei nostri contemporanei annunciando la trasfigurazione della materia e proiettandola nell’eternità: “Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per Lui”. La fede in Dio cresce e si traduce nel credere al Figlio e nella vita dello Spirito, in cui la vita prosegue per sempre e senza fine, oltre le appartenenze terrene: “… non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio”.
La fede nella risurrezione dai morti ci richiama l’immenso amore che il Padreterno nutre per tutte le creature e per noi esseri umani in particolare: un amore che non lascia a terra, che non abbandona alla terra quello che ha creato a Sua immagine, ma lo vuole con sé per sempre. È quel “per sempre” che affascina Teresa di Gesù fin dal suo essere bimba e la porta a quel desiderio di pienezza di santità per cui non vuole tralasciare nulla che le permetta di godere il massimo grado di gloria nel Paradiso, per cantare la Sua lode.
Preghiamo.
Padre Onnipotente,
che nell’amore verso di te e verso il prossimo
ci prepari alla gloria della risurrezione dai morti,
fa’ che ascoltando la tua Parola camminiamo nella luce
fino a giungere alla beatitudine della vita eterna.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti voi dal Santuario Gesù Bambino di Arenzano.
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