di padre Régis Temanda
– Comunità di Bouar – Yolé (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 14 dicembre 2025.
3a settimana del Tempo di Avvento.
Per i carmelitani: la solennità di San Giovanni della Croce è spostata al 15 dicembre.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,2-11)
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
Nonostante fosse il più grande fra i nati da donna, Giovanni non aveva capito da subito il modo in cui il Messia doveva intervenire nella storia. Le opere di Gesù non corrispondevano esattamente alla visione messianica di Giovanni. Infatti, domenica scorsa egli ci aveva presentato la venuta del Cristo come una manifestazione potente dell’ira di Dio che doveva tagliare, sradicare e bruciare il male in un istante… Ci voleva per lui un cambiamento di schemi, di mentalità, una conversione per poter avvertire nelle opere di Gesù i segni di colui che doveva venire.
L’umiltà di Giovanni ci insegna a non rimanere chiusi nelle nostre opinioni sull’azione divina, perché possiamo sbagliare impostazione. Infatti, l’intervento di Dio non quadra sempre con i nostri schemi. Anzi, a volte, esso sconvolge le nostre attese, i nostri piani, le nostre predizioni. Il rischio più corrente è quello di ricorrere ad alternative che sembrano apparentemente più efficaci, ma che in realtà non risolvono affatto i problemi e non procurano la gioia vera, la felicità che solo Dio può dare. Impariamo, come Giovanni, ad essere umili da non pretendere che Dio agisca sempre secondo il nostro modo di pensare, le nostre aspettative.
Preghiamo
Dio della gioia, che fai fiorire il deserto,
sostieni con la forza creatrice del tuo amore
il nostro cammino sulla via santa preparata dai profeti,
perché, maturando nella fede,
testimoniamo con la vita la carità di Cristo, nostro Signore. Amen
Una buona e santa giornata a tutti!
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