di padre Samuele Donà
– Provincia Veneta –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 15 dicembre 2025.
3ª settimana del Tempo di Avvento.
Per i carmelitani: solennità di San Giovanni della Croce.
Dal vangelo secondo Giovanni (GV 15,9-17)
In quel tempo, Gesù alzati gli occhi al cielo, disse: “Consacrali nella verità, la tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità. Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro”.
La Parola di Dio è verità, e tutti noi ne abbiamo avuto esperienza. La Parola di Dio è verità, e fa tacere spesso le nostre chiacchiere. Ma San Giovanni della Croce ci ricorda che questa Parola di Dio-verità è innanzitutto una persona: è Gesù «l’unica e definitiva Parola del Padre, che ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola Parola» (Salita al monte Carmelo, 2,22). Cristo è la Parola del Padre sulla nostra vita: è la Parola di chi è disposto a dare la propria vita per noi, ed è quindi una parola di amore fedele fino alla morte. È la Parola di chi è disposto a condividere tutto con noi, come ci promette in questo vangelo, ed è quindi una parola di comunione profondissima, fino all’unione totale. Chi non desidera, di fronte a questa promessa, di vederla realizzata? Chi non sarebbe disposto a dare tutto a Colui dal quale sappiamo di avere ricevuto tutto? Eppure, in noi troviamo tante resistenze: il nostro male, una certa sfiducia che Dio possa volere davvero fare comunione con una persona meschina come me, in fondo, forse, perfino il dubbio radicale che tutto questo sia vero, che Dio voglia donare qualcosa all’umanità.
Se abbiamo questi dubbi, queste resistenze, non stupiamoci, non scandalizziamoci. È l’esperienza ferita della nostra natura, che ha bisogno di gradualità, di guarigione, di imparare di nuovo ad avvicinarci a Dio. Come fare? Come con tutte le cose: c’è bisogno di un maestro. Il Maestro dell’unione con Dio, dell’abbandono fiducioso a Lui, dell’esperienza travolgente di Cristo che viene lasciato entrare in una vita umana, è san Giovanni della Croce.
Vediamo come una particolare esperienza di san Giovanni ci può illuminare sul modo di aprire la nostra vita alla Parola del Padre. Esattamente nel tempo di Avvento, in questi medesimi giorni d’inverno e di attesa, quattrocento quarantotto anni fa, san Giovanni della Croce si trovava rinchiuso in un carcere nel convento di Toledo, perseguitato ingiustamente come il suo amato Signore. E qui si troverà ad imparare una lezione memorabile, che ancora oggi torna utile per noi. Giovanni della Croce sapeva bene, fino a quel momento, che il Signore si dona a noi in modo sovrabbondante, che viene nel mondo incontro a noi, che arriva al punto di condividere la nostra stessa umanità, la nostra stessa carne e la nostra stessa morte, per donarci la sua stessa vita risorta.
Se così è, noi non dobbiamo fare altro che aprirgli uno spiraglio perché possa entrare nella nostra vita. Fare spazio a Cristo: questo era l’obiettivo della vita di Giovanni, fino a quel momento. Non è questo sufficiente? Già per noi sarebbe tanto anche solo averlo, quel desiderio, di far posto a Cristo nella vita. Eppure, c’è di più: perché ciò che san Giovanni dovette imparare in quella notte oscura di Toledo era che Dio sa che noi non siamo capaci di fargli nell’anima il posto adeguato per lasciarci riempire. E allora, usa le circostanze, usa la prigionia, usa la malattia, usa la solitudine, per liberarci il cuore da ciò che – neppure ce ne accorgevamo – ma ce lo occupava. È possibile che sia Dio stesso a liberarti da ciò di cui non hai mai potuto liberarti tu stesso. È Dio, è Cristo che si apre lo spazio nella notte che scende oscura, e in fondo alla quale risplende più vivida la sua stella.
Se avremo questa coscienza, sarà la vita stessa a far posto per Cristo, a lasciare che Lui sia una cosa sola con noi, a lasciare che siamo una cosa sola con la Trinità Santissima, uniti nella medesima gloria e felicità.
Preghiamo.
O Dio, che hai guidato san Giovanni della Croce alla santa montagna che è Cristo, attraverso la notte oscura della rinuncia e l’amore ardente della croce, concedi a noi di seguirlo come maestro di vita spirituale, per giungere alla contemplazione della tua gloria.
Per Cristo nostro Signore. Amen
Buona giornata a tutti!
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