di padre Andrea Frizzarin
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, amici, con il caffè carmelitano di oggi, martedì 6 gennaio 2026.
Solennità dell’Epifania del Signore.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,1-12)
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
I Magi arrivano da lontano. Non sanno tutto, non hanno certezze assolute, ma hanno una stella negli occhi e una domanda nel cuore. Cercano. Si mettono in viaggio, rischiano, fanno domande, si espongono. Non sono credenti “di casa”, non appartengono al popolo dell’Alleanza, eppure sono quelli che si muovono di più. Sono uomini che camminano di notte. E proprio per questo vedono una stella. Perché le stelle non si vedono di giorno, quando tutto è già illuminato; si vedono quando c’è buio.
La stella dei Magi è il segno di una luce che brilla proprio per chi è lontano, per chi non ha tutto chiaro, per chi si lascia interrogare da una domanda più grande. È una luce discreta, non accecante, ma sufficiente per mettersi in viaggio. Seguirla non significa capire tutto subito, ma fidarsi passo dopo passo. Ed è così che, seguendo una luce fragile ma vera, si arriva a Betlemme.
A Gerusalemme invece c’è chi sa tutto. I sacerdoti e gli scribi conoscono perfettamente dove deve nascere il Messia. Betlemme è a pochi chilometri. Vicinissima. Eppure restano fermi. Nessuna stella da seguire, nessun cammino da intraprendere. La conoscenza non si trasforma in movimento. A volte la distanza più grande non è quella geografica, ma quella tra il sapere e il mettersi a cercare.
E poi c’è Erode. Anche lui è vicino, ma non per questo aperto. La nascita di Gesù non lo illumina anzi lo spaventa. Dove c’è paura, la luce non viene accolta: viene controllata, manipolata, soffocata. Il potere trema davanti a un bambino e la manifestazione di Dio diventa motivo di difesa, non di gioia.
Epifania è tutto questo: Dio che si manifesta, ma senza imporsi. Una luce che non obbliga, ma chiama. Che non costringe, ma guida. Per questo oggi, nelle Chiese d’Oriente, è Natale: la luce continua a nascere, ogni volta che qualcuno, anche da lontano, si lascia attirare e si mette in cammino.
Quando i Magi arrivano, trovano una presenza, un bambino. La stella si ferma e la gioia esplode per la pienezza di un incontro che riempie la vita e fa tornare a casa rinnovati.
Preghiamo.
O Dio, che in questo giorno, con la guida della stella,
hai rivelato alle genti il tuo Figlio unigenito,
conduci benigno anche noi, che già ti abbiamo conosciuto per la fede,
a contemplare la bellezza della tua gloria.
Per Cristo Nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti voi!
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