di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 gennaio 2026.
1a settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di Sant’Antonio, abate.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 2,13-17)
In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti, infatti, quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Nonostante la folla, che lo sta inseguendo fino alla riva del mare di Galilea per ascoltare i suoi insegnamenti, Gesù concentra il suo sguardo su di una sola persona: Levi, figlio di Alfeo, più conosciuto con il nome di Matteo, uno dei dodici apostoli. Levi non è tra coloro che sono affascinati dalla parola del nuovo maestro di Nazareth e che corrono ad ascoltarlo. Anzi, egli è totalmente immerso nel suo lavoro, seduto al banco dove riscuote le tasse imposte dall’impero ai suoi connazionali. Ed è proprio per questa ragione che i pubblicani, in quanto collaborazionisti dei romani, non erano per nulla ben visti dalla gente. Gesù rivolge a Levi una sola, sorprendente ed esigente parola: “Seguimi!”. Levi non pone domande, non chiede perché, non chiede dove, non chiede perché proprio lui, ma si alza, lascia il banco delle imposte e segue quel maestro, di cui, fino ad allora, aveva forse soltanto sentito parlare.
Il primo luogo visitato da Levi, ormai al seguito di Gesù, non è un posto lontano e sconosciuto, ma, sorprendentemente, casa sua, dove il maestro si ferma a mangiare con gli altri discepoli. Dal banco delle imposte alla tavola della sua casa, Levi diventa Matteo: da malato a guarito, da peccatore a discepolo. E qui, nella casa di Matteo, la folla si divide: da una parte i pubblicani e i peccatori, dall’altra gli scribi e i farisei, al centro Gesù e i suoi discepoli.
Gesù è il medico che il mondo attendeva e che cerca ammalati da curare, cioè peccatori da stringere nell’abbraccio della sua misericordia. Levi ha accolto la proposta ed ora siede a tavola accanto a Gesù, mangia e beve con lui. Gli scribi e i farisei, invece, si ritengono invece troppo sani, troppo giusti per riconoscere il proprio peccato e farsi curare da Gesù.
Può seguire Gesù solo chi riconosce il proprio peccato, ammette la propria malattia, riconosce che Gesù è il medico mandato da Dio. Ed è questo il mistero che celebriamo in ogni Eucaristia. Nonostante la nostra indegnità a partecipare alla sua mensa, Gesù è l’agnello venuto a perdonare i peccati del mondo, che ci invita al suo banchetto di nozze, pronuncia la parola che ci salva, ci guarisce dal male del peccato e ci dona la forza per seguirlo. Come Antonio, il padre dei monaci che oggi ricordiamo, che, folgorato da una parola del Vangelo, lasciò tutto, le sue ricchezze e le sue certezze, per seguire Gesù nel deserto.
Preghiamo.
O Dio, che a sant’Antonio abate
hai dato la grazia di servirti nel deserto
seguendo un mirabile modello di vita cristiana,
per sua intercessione donaci la grazia di rinnegare noi stessi
e di amare te sopra ogni cosa.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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