di padre Maurice Maikane
– Comunità di Savona –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 21 gennaio 2026.
2ª settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di Sant’Agnese, vergine e martire.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 3,1-6)
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
Cari amici, il Dio di Gesù Cristo che preghiamo e adoriamo è Dio della vita e no della morte. Il vangelo odierno ci porta alla Sinagoga. Quest’ultimo è corrispondente delle nostre chiese e delle nostre comunità, luogo sacro, luogo della preghiera, dell’incontro dell’uomo con Dio. È in un luogo cosi indicato di preghiera che Gesù trova un uomo che soffre.
Gesù scopre che quest’uomo nonostante la paralisi ha il cuore vivo, ama la vita e si affida con fede e fiducia a Gesù. Gesù lo invita a mettersi al centro per metterlo al centro la vita, e così può venire guarito, può vivere in pienezza, libero dalla sua malattia. A nessuno interessa realmente la sofferenza di questa persona. Ma a Gesù, si, questa persona ha un valore singolare.
Perciò la sua risposta è senza indugio: «Alzati e metti qui in mezzo» implicitamente vuol dire: Coraggio! Non avere paura! Non vergognarti della tua situazione. La malattia non ti deve impedire di vivere. Non devi sentirti meno degli altri, la tua dignità è superiore a una imperfezione fisica tua. Non sei la tua malattia, non sei il maledetto, non sei senza Dio.
Sei invece molto importante anzi, sei importantissimo agli occhi di Dio.
Più spesso, il mondo emargina chi soffre, ma noi cristiani con la nostra fede dobbiamo imparare a mettere al centro della nostra propria vita e delle nostre proprie scelte esattamente la sofferenza concreta delle persone..
Si può essere cristiani ma avere il cuore indurito. Si può essere Chiesa ma avere il cuore indurito. Si può avere la fede ma non avere più un cuore che si accorge del dolore del prossimo. È a causa di questa durezza che molto spesso il Vangelo smette di splendere nel mondo. Se tu sei cristiano ciò lo si vede dal tuo cuore, dalla tua compassione, dallo stesso sguardo che ha Gesù su tutti, soprattutto su chi soffre per un qualunque motivo.
Preghiamo,
Dio onnipotente ed eterno,
che scegli le creature miti e deboli per confondere quelle forti,
concedi a noi, che celebriamo la nascita al cielo
della tua martire sant’Agnese,
di imitare la sua costanza nella fede.
Per Cristo nostro Signore. Amen
Buona e felice giornata a tutti.
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