di padre Piergiorgio Ladone
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 28 gennaio 2026.
3ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,1-20)
In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».
La “domenica della Parola di Dio” nei giorni scorsi ci ha spinti a meditare sul valore delle sacre Scritture, in cui “Dio ci parla” come a figli carissimi, per vivere in comunione con noi, condividendo i segreti del suo cuore, per illuminarci, consolarci ed esortarci. Oggi la sua Parola ci viene incontro in una parabola che inizia e finisce con il verbo dell’ascolto e dell’obbedienza: ascoltate… Fate attenzione a come ascoltate…
Quando parliamo, riveliamo qualcosa di noi stessi… Anche Dio, parlandoci, si rivela. E ci rivela (rileggete le altre parabole del capitolo 4 di Marco) che la Parola ha in sé la forza e il dinamismo della vita: le sue parole sono Spirito e Vita! Come accade questo miracolo? Non lo sappiamo, ma la vita vince comunque. Il frutto della Parola non dipende dalla nostra capacità di comprensione. È una Presenza, un “sacramento” che ci dona la Luce, l’Amore e la Vita di Dio. A noi si richiedono un silenzio attivo, un ascolto orante e l’umile disponibilità a fare come se tutto dipendesse da noi, sapendo invece che tutto dipende da Dio.
Meditando il Vangelo, iniziamo da un esame di coscienza: sono pronto a offrire a Dio la mia piena disponibilità? chi sono? in quale terreno mi riconosco? Sono come una strada che si lascia calpestare da ogni viandante e permette agli uccelli di rapire il seme? Oppure un terreno sassoso, con poca terra? sono capace di infiammarmi per grandi ideali, ma poi, nell’ora della prova, manco di coraggio e di costanza? Un superficiale, che non ha radici profonde, non si libera dai lacci che lo rendono schiavo e rifiuta il legame (nella libertà) di un’appartenenza? O ancora, un roveto spinoso, che soffoca il semel perché lo priva dell’aria necessaria per respirare e vivere?
Il Vangelo elenca tre tipi di terreno in cui la Parola non può vivere e crescere, ma l’ultima scena capovolge la situazione. La nostra piena disponibilità rinnova l’incarnazione del Verbo. Così accadde per Gesù, il Figlio obbediente. Così per Maria, l’umile serva del Signore. La Parola di Dio – il Verbo fatto carne, il Cristo morto e risorto per la nostra salvezza – può fruttificare 30, 60 o 100 volte tanto!
Lasciamoci educare e condurre per mano non solo dal Vangelo, ma anche dagli accadimenti della vita quotidiana, vincendo – sono parole di san Giovanni della Croce – le passioni disordinate mediante “un abituale appetito di imitare Gesù Cristo in tutte le sue opere, conformandoci alla sua vita, meditandola per saperla imitare, e comportarci in tutte le cose come avrebbe fatto lui”. Ascoltare la Parola significa “non prendere mai come esempio l’uomo, per quanto sia santo, perché il demonio ci mostrerà le sue imperfezioni; ma imitare il Cristo, sommamente perfetto e sommamente santo e allora non sbaglieremo mai”.
Preghiamo.
O Dio, che hai reso grande san Tommaso d’Aquino
per la ricerca della santità di vita
e la passione per la sacra dottrina,
donaci di comprendere i suoi insegnamenti
e di imitare i suoi esempi.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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