di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 1 febbraio 2026.
4ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Il brano ascoltato, tipico del Vangelo di Matteo, presenta le «Beatitudini» come centro della predicazione di Gesù.
Se sul monte Sinai Dio aveva consegnato a Mosè i dieci comandamenti; sulla montagna, ora, è il Figlio di Dio che affida a tutti i suoi discepoli una legge nuova, che non è un insieme di regole, ma una grazia, un dono gratuito del Signore.
Nel celebre discorso, ogni beatitudine è strutturata in tre parti:
- il termine «beati» apre e scandisce ogni versetto.
- dopo l’annuncio «beati» vengono presentate diverse situazioni umane: alcune dolorose come la povertà, il pianto, la fame di giustizia e la persecuzione; altre, invece, positive e virtuose, come la mitezza, la misericordia, la purezza di cuore e le opere di pace.
- ma è nella terza parte che si colloca l’azione decisiva, perché non è opera nostra, bensì del Signore.
Non è definitivo ciò che fa l’uomo, ma ciò che compie Dio: è Lui che dona il regno dei cieli, consola, concede in eredità la terra, sazia, usa misericordia, si rende visibile e chiama figli i suoi.
Per noi, che tendiamo a pensare soprattutto a ciò che facciamo, riconoscere che la nostra beatitudine e la felicità definitiva sono opere di Dio richiede un atto di fiducia e di abbandono.
Nelle «Beatitudini» evangeliche non troviamo risposte secondo le logiche comuni. Il mondo va per un’altra strada.
Le «Beatitudini» sono il dipinto del volto di Cristo. Prima povero, poi regale. Prima affamato, poi saziato. Prima piangente, poi consolato. Prima insultato… poi glorificato. A quel volto noi guardiamo per assomigliargli almeno un po’, il più possibile.
Preghiamo,
O Dio, che hai promesso ai poveri e agli umili
la gioia del tuo regno,
dona alla tua Chiesa
di seguire con fiducia il suo Maestro e Signore
sulla via delle beatitudini evangeliche.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti!
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