di padre Stefano Molon
– Comunità di Baoro (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 10 febbraio 2026.
5a settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 7,1-13)
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
Oggi Gesù ci vuole aiutare ad aprire il nostro cuore.. I farisei osservavano tutti precetti della legge di Mosé, perfino come ci si lava le mani. E, per questo, si credevano “a posto”.
Il problema è quando si pensa di essere a posto perché si fa qualche gesto religioso, e intanto il cuore resta freddo, la vita non cambia, e il Vangelo non entra davvero.
Gesù ci dice una parola che brucia: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me».
Qui Gesù parla a ognuno di noi, quando siamo tentati di vivere di esterno, di immagine, di dovere… senza lasciarci trasformare dentro.
A volte rischiamo:
– di andare a Messa senza ascoltare,
– di pregare senza affidarci,
– di fare il bene ma senza amore,
– di compiere gesti religiosi per sentirci tranquilli, senza aprire la porta del cuore.
Ma l’essenziale è diventare simili a Cristo. Non “fare cose” per sentirmi a posto, ma lasciare che Gesù plasmi i miei pensieri, il mio modo di guardare gli altri, di perdonare, di parlare, di servire.
Meglio una sola preghiera detta con sincerità che mille parole senza vita. Meglio un gesto concreto di misericordia che cento pratiche formali. Meglio un cuore che si lascia convertire che un’apparenza perfetta.
Oggi chiediamo questa grazia: che il Signore ci liberi dall’auto-inganno. Che ci insegni a vedere cosa conta davvero. Che ogni gesto religioso ci apra veramente il cuore.
E allora le nostre mani saranno capaci di accogliere Dio, i fratelli e le sorelle. Le nostre labbra non diranno solo preghiere, ma parole che scaldano. E il nostro cuore sarà un po’ più simile al suo.
Preghiamo
Nella memoria della santa vergine Scolastica, ti preghiamo, o Padre:
dona anche a noi, sul suo esempio,
di amarti e servirti con cuore puro
e di gustare la dolcezza del tuo amore.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
A tutti voi auguro una giornata vissuta alla presenza di Dio
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