Caffè di venerdì 13 febbraio 2026

di padre Michele Goegan
– Comunità di Genova –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 13 febbraio 2026.

5ª settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 7,31-37)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Gesù con le mani tocca e plasma qualcosa di nuovo da un corpo chiuso e sospirando effonde lo spirito d’amore.
Come Dio nella creazione, sta facendo emergere dal nulla delle relazioni di chi non vede, non sente e non parla la vita, la luce e la comunicazione. Ha fatto qualcosa di meraviglioso per questo uomo e tutti se ne accorgono e lo proclamano. Solo Dio può creare o ricreare!

La malattia nell’antichità era vista anche come castigo di Dio, pena da portare per chissà quale peccato. Gesù si incontra spesso con qualche infermità e la affronta perché causata dal maligno oppure veramente per ristabilire la salute perduta e con essa la serenità e la socialità che ritornavano a fiorire nel cuore del risanato. Questo episodio è particolare perché riporta quella parola così particolare “effatà” che tutti noi ricordiamo perché l’abbiamo sentita pronunciare e realizzare tante volte partecipando a qualche Battesimo. Veramente questa parola ci salva visto che anche noi l’abbiamo ricevuta e ci permette di essere qui ora ad ascoltare la Parola e a provare a raccontarla.  La Parola di Dio è come un seme che però non sempre trova il terreno aperto per germogliare e se questa volta avesse trovato uno spiraglio nel nostro cuore? Tutto merito suo che apre all’ascolto e al dialogo perché forse noi da soli non ne saremmo capaci.

Mi ricordo un vecchio film in bianco e nero che mi era piaciuto molto “Anna dei miracoli”: la storia di questa ragazza sordo cieca che deve aprirsi e imparare a vivere normalmente e grazie alla determinazione dell’insegnante, con tanta fatica e pazienza riesce nell’intento. Forse il Signore lotta con noi così ma deve essere proprio bello, dopo la fatica, aprirsi a Lui, al mondo, al prossimo!

“Effatà” è una parola che possiamo ripetere quotidianamente anche noi stessi senza aspettare di partecipare a un Battesimo per incoraggiarci a un di più, alla grazia, al sacrificio, a una vita donata per amore.

Preghiamo.
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, o Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te,
aiutaci sempre con la tua protezione.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti!

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